Capire o meglio carpire

Di recente ho considerato la nostra possibilità di porci davanti a un testo scritto o a un film senza distrarci cercando di capirne la trama, spesso aggrovigliata o comunque densa di interrogativi. Senza distrarre il nostro pensare, generato da un testo narrativo o da un film, magari da un saggio: con la pretesa di capire. 
Difatti un testo narrativo, un saggio, un film, vanno benissimo avanti da soli fino in fondo, magari fino ad affondare, non hanno certo bisogno della nostra comprensione. Io invece ho bisogno di pensare, e certi spunti mi servono per pensare.
Ringrazio chi, anni fa, mentre mi complimentavo per la sua perspicacia circa le tortuosità di un film, mi disse: ti sfuggono certe cose perché tu pensi.

Non v'è chi non veda che ho enunciato un'idea decostruzionistica.

Prendiamo Ernst Juenger: lo leggo e capisco che non riesco a stargli dietro, capisco anche che ciò non dipende solo dal fatto che lui è un genio. Per cui lo leggo e carpisco quel che mi va di carpire.

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