Leonardo Sciascia
Una visione recente del vecchio film "A ciascuno il suo", riproposto dalla Rai nel centenario della nascita di Leonardo Sciascia (1921), autore di un romanzo dallo stesso titolo, mi ha indotto a riprendere in mano gli svariati libri di LS che avevo accumulato ormai molti anni fa. Ai tempi avevo progettato uno studio dell'opera di LS, ma - non ricordo perché - lo abbandonai. Ho riletto per ora A ciascuno il suo, Il giorno della civetta, Porte aperte, Le parrocchie di Regalpetra, ma solo in parte quest'ultimo, Candido, 1912+1, Morte dell'inquisitore, Ritratto dello scrittore da giovane, e portato a termine Il maestro di Regalpetra, biografia di LS scritta da Matteo Collura, che ai tempi mi era sembrata inutile ai miei fini. Di quest'ultimo libro dirò che è agiografico: l'autore, un giornalista siciliano, non poté affermare che LS fosse alto e bello, e ciò credo che gli sia costato.
Può darsi che LS, appassionato di crimini, di legge e di giustizia, sia stato un Maestro; certo per parecchi anni fu maestro elementare a Racalmuto, il suo paese di nascita. Quarantanovenne baciato dal successo, lasciò quel pesante umile lavoro. Italo Calvino (I libri degli altri, raccolta di lettere professionali inerenti l'attività presso Einaudi) lo segnalò - positivamente - come "un maestro elementare di Racalmuto". Tutti vedono che LS di strada ne ha fatta parecchia dalla modesta condizione di diplomato alle magistrali di Caltanissetta, dato che non solo diversi suoi libri ebbero un gran successo, anche commerciale, ma che lui divenne una presenza importante nei dibattiti nazionali su giornali come Il Corriere e La Stampa. Fu indotto inoltre in due occasioni a presentarsi alle elezioni, locali la prima volta (con il PCI), politiche la seconda (con il Partito Radicale). Controcorrente sia in merito all' "antimafia" sia in merito alla vicenda scaturita dal rapimento e assassinio - effettuati dalla Brigate Rosse - del democristiano Aldo Moro (1978), LS riuscì a farsi parecchi nemici, e "molto onore". Si tratta di tormentoni che mi interessarono e mi interessano poco.
Nel corso del tempo, riprendendo in mano qualcuno dei non pochissimi libri di LS che possiedo, sono passato attraverso svariati stati d'animo critico (!): ho pensato, in merito alla manifesta e micidiale tendenza di LS di menzionare i suoi Autori* a ogni pie' sospinto, allo snobismo di chi, non possedendo "nobiltà" culturale-intellettuale, a ogni costo, una volta acquisita tale nobiltà, la voglia esibire. Ho pensato però anche alla consapevolezza di LS di essere un epigono, di venir dopo certi Grandi, e a una sua onesta e forse "postmoderna" voglia di dichiararlo, però come fosse alla dogana. Ho pensato, come i buontemponi che decenni fa spropositarono che i programmi tv interrompevano gli spot pubblicitari, che le narrazioni ed elucubrazioni di LS interrompano la di lui basica applicazione ai Grandi, e non viceversa, come avevo ritenuto in prima battuta: che le menzioni, citazioni, rimandi eccetera interrompessero fastidiosamente le narrazioni, i racconti di LS.
Detto in meno numerose parole: LS narratore tende con allarmante frequenza alla pedanteria. Peccato. Qualche capoverso del Giorno della civetta, di A ciascuno il suo, non è spiacevole.
Dopotutto LS fu uno scrittore impegnato, cioè imbrigliato.
* Voltaire, Stendhal, Pirandello, Borgese, Pascal, J.L.Borges, Manzoni, Montaigne ...
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