Flight

 Il film "Flight" (regia di Zemeckis, D.Washinton protagonista) in questi giorni di Maggio mi ha trovato ben disposto a rivederne qualche sequenza. I primi minuti sono ottimi. Ottima la sequenza in cui l'intervento di uno specialista in droghe ( interpretato da J.Goodman) riesce a trasformare il protagonista, ubriaco fradicio, in qualcosa di presentabile.
Posso dire di aver visto e rivisto “Flight” tra il 2012, quando uscì, e oggi. Un comandante di aerei alcolizzato procura ai suoi passeggeri la salvezza, dopo un guasto, rovesciando l'apparecchio, che dunque vola “a testa in giù” fino all'atterraggio. Non che manchino le vittime. Ma niente in confronto alla carneficina probabile. Ora, la trovata del comandante, Withtaker, è resa possibile dal fatto che lui è ubriaco. Escogita la soluzione estrema perché è in stato di alterazione.
Questo personaggio mi ha ricordato due capitani di nave incontrati negli anni in cui leggevo le opere di Joseph Conrad, e precisamente Allistoun, in The nigger of the “Narcissus” (in italiano Il negro del “Narciso”), e Whalley, in The end of the tether (consolidatamente in italiano Al limite estremo. Per altro “tether” significa legaccio, catena, e simili.)
Il primo capitano gestisce un'inclinazione causata alla sua nave da marosi, se non dallo spostamento del carico stivato, tale da costituire, il ponte, quasi un muro verticale. Il secondo capitano gestisce la propria cecità con l'aiuto di un ignaro esecutore malese che gli serve da occhio, tutti gli altri, quasi, all'oscuro della magagna colossale. Il capitano è cieco!
A proposito di magagna, questo termine traduce l'originale “something wrong”: qualcosa di sbagliato, o storto, se si vuole. Il somethin wrong di Withtaker, tornando al film di Zemeckis, è l'alcolismo. Che tuttavia … Subito però mi torna in mente Youth, di Conrad (Gioventù), dove la magagna è un incendio lentamente sviluppantesi nella stiva, caricata malamente alla partenza, e The shadow line (La linea d'ombra), in cui il capitano è affetto dai postumi di un amore infelice e sta chiuso nella sua cabina preferendo al comando il suono del violino, suo passatempo.
Il protagonista di “Flight” (Volo) transita dall'alcolismo, e da quello che esso comporta, al carcere, difatti è condannato per aver condotto l'aereo in stato di ubriachezza. In carcere si libera dalla “scimmia” e diventa, parrebbe, un brav'uomo. Peccato che un brav'uomo sia narrativamente meno utile di un malandrino.

Ignoro se oggi in Italia si legga Conrad (1857-1924), specialista in magagne.

Commenti