"In guerra"
Il film "In guerra" (regia di S. Brizé, Francia 2018) racconta una storia comune: si chiude una fabbrica allo scopo di aprirne una nuova in un Paese dove la merce lavoro è meno costosa. Si tratta di una vicissitudine in genere lunga, come abbiamo imparato anche solo seguendo distrattamente i telegiornali nazionali e locali. I sindacati qui difendono il posto di lavoro dei dipendenti della fabbrica in un primo momento facendo concessioni in termini di orario e di salario alla proprietà; successivamente, quando tale cedimento si mostra inutile, passano a forme di lotta tradizionali (scioperi, occupazioni della fabbrica); infine propongono alla proprietà, con la mediazione del governo francese, di vendere la fabbrica. Peccato che la proprietà non voglia vendere, forse per non crearsi un concorrente. La trattativa termina con un episodio di brutalità operaia - che corrisponde alla brutalità del processo ("delocalizzazione") iniziato dai proprietari.
Non da tutti i dipendenti della fabbrica, e dai loro rappresentanti sindacali, è condivisa la linea della lotta (o "guerra", come accenna il titolo del film) nella fase degli scioperi e dell'occupazione. Non pochi accetterebbero le "buonuscite", infatti, "offerte" dalla proprietà. Il fallimento finale, brutale, sembra dar ragione ai "moderati", tanto che il capo sindacale (CGT) sconfitto trova scritto su un muro di casa sua: On a tout perdu, connard (s'è perso tutto, fregnone!).
Ometto la fine della storia.
Non sono un conoscitore della storia del sindacalismo, di quello francese men che meno, ma da alcuni decenni osservo incuriosito che i sindacati non si "limitano" a organizzare le lotte dei loro affiliati in casi come quello illustrato dal film, ma si "incaricano" di fare "proposte" alle proprietà in termini di funzionamento della produzione, di investimenti eccetera. In altre parole i sindacati vorrebbero "collaborare" con il padronato su un piano "tecnico". Ciò facendo, è mia impressione, essi perdono energie e occasioni preziose in termini di lotta per i diritti dei loro affiliati. E divengono paradossalmente loro controparte.
Il film è un po' faticoso, direi acusticamente (è il prezzo della sua coralità) - in compenso la colonna sonora è ottima. Come il protagonista, il sindacalista CGT, Vincent Lindon.
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