Il partigiano Pavone
Una guerra civile (Einaudi, 1991) di Claudio Pavone è un lungo libro sui fatti avvenuti in Italia tra il 1943, terzo anno della partecipazione italiana alla seconda guerra mondiale, e il 1945; cioè tra la caduta del fascismo (25 Luglio "43) e la fine delle ostilità (25 Aprile 1945). Ritengo che sia un testo da consultare, dal momento che è dotato di tutti gli appigli atti a che la persona interessata possa individuare questo o quel tema*. Tuttavia io lo ho letto dalla prima all'ultima pagina, costretto a una lunga pausa, forse di anni, tra la prima tirata e la seconda, finita in questi giorni. Il metodo di Pavone consiste nel condurre le sue argomentazioni cucendo insieme brani anche brevissimi presi dalle fonti più varie, ciò che secondo me toglie aria alle argomentazioni stesse e disturba senza tregua la lettura. Ecco perché a un tratto non ne ho potuto più di quest'asma, e ho messo da parte il volume. Che da ultimo ha iniziato a guardarmi dall'alto di uno scaffale, e allora mi son detto: avanti, Savoia!
Pavone abbandona, a me pare, il suo metodo, meticoloso ma micidiale, verso il termine, quando si pone problemi relativi alla violenza - giusta o meno - della guerra civile. In questo caso spazia, magari un po' troppo, e finisce fuori dalla strada storiografica.
"Naturalmente" Pavone parteggia per la lotta antifascista, e ad essa dedica la maggior parte delle sue energie, insomma è un partigiano anche lui. Ciò nonostante ai tempi (trenta anni fa) la sua impostazione, secondo cui in Italia dal "43 al "45 c'è stata una guerra civile, subì delle critiche da coloro che preferivano negare che in causa ci fossero due parti, quella fascista restando per loro un mostruoso Altro indegno di venir riconosciuto, in quanto coperto dal cosiddetto invasore nazista. Ne consegue che dopotutto dobbiamo esser grati a Pavone non solo per aver lui raccolto tante voci cucendole insieme in un patchwork immane, ma anche per aver restituito il diritto di cittadinanza nella guerra ai fascisti.
Ah, quasi dimenticavo: in un paio di punti vengono da Pavone accostati l'impegno partigiano e l'impegno sessantottesco. Poiché "io c'ero", nel secondo, mi permetto di ringraziare l'autore per aver lui onorato noi sessantottini**, ma non scherziamo per favore...
* anche gli "amori"
**e sé stesso magari.
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