Comoda cavalcata

 Qualche volta vedo "Easy rider", il celebre film del 1969 con Peter Fonda (autore), Denis Hopper, Jack Nicholson, senza contare Karen Black, tra gli altri. Due giovanotti, Wyatt e Bill, realizzano una rivendita di molta polverina bianca ("pura vida, hermano, pura vida!") e partono pieni di dollari in direzione del Martedì grasso di New Orleans a cavallo di due chopper motorizzati H.DDa Los Angeles sono circa duemila miglia, più di tremila chilometri. Se la prendono comoda la cavalcata, dormono all'aperto, incontrano un autostoppista hippy, ne visitano la comune, fumano marijuana, godono paesaggi ... Verso il termine di una delle notti della cavalcata, diventati trio grazie a una nuova conoscenza, sono aggrediti da alcuni bastonatori diciamo sudisti di provincia cui il giorno prima non è piaciuto il look dei riders. Il conoscente acquisito muore. Non vediamo nulla che assomigli a una sepoltura. Wyatt e Bill arrivano a New Orleans, partecipano a un corteo carnevalesco, visitano il bordello a loro segnalato dall'ucciso, assumono dosi di Lsd insieme a due prostitute e "viaggiano" entro un cimitero monumentale ... Cinematograficamente è il pezzo migliore ... Partono infine per ciò che potrebbe dirsi la cavalcata di ritorno, ma dagli occupanti di un pick up , ancora, si eccepisce in merito al look dei nostri riders, che stavolta ci lasciano la pelle. A fucilate.

Il celebre film, ovviamente insieme alla pastosa colonna sonora musicale, è a mio parere ancora buono - per quanto sia datato. Il titolo che qui implicitamente ho tradotto come "comoda cavalcata", mi pare ironico. Il film teorizza che la libertà di cui molto si parla negli Usa faccia paura quando viene praticata come per esempio la praticano i due riders. Ne scaturisce dell'intolleranza conformistica anche feroce. Per cui la comoda cavalcata individuale è una illusione.

Commenti

Post popolari in questo blog

Un matrimonio radicalmente sbagliato

La "musica" di Mishima

Tradurre