Con un colpo di mano lo Stato ci ha imprigionato per alcuni mesi in più, rispetto al previsto, come "premio" per non avere noi ceduto alla tentazione di andare in pensione anticipatamente. Poco male, a certuni è andata peggio: anni di carcere in più. E mica di "lavoro" accademico. Potremmo andarcene lo stesso, è chiaro, un bel "ciao, statemi bene in salute", ma abbiamo bisogno dei soldi della pensione, che speriamo di poter riscuotere per molti anni: infatti non siamo ricchi. Interessante è notare che negli ultimi anni c'è stato un impegno costantemente crescente contro i futuri pensionati nella forma di modifiche molteplici alle regole. Unilaterali. Lo Stato è un imbroglione impenitente.
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Le traduzioni aiutano i lettori non poliglotti ad entrare in testi altrimenti ostici o impossibili, ciò vale certo per le opere scientifiche, saggistiche, e per la narrativa. Per quanto riguarda la poesia non vorrei leggere testi tradotti a causa del fatto che la lingua non è solo uno strumento della poesia, ma un suo scopo anche musicale, il quale in traduzione si smarrisce o viene snaturato. Ciò mi riporta a quella narrativa che non abbia la lingua solo come strumento, ma la abbia anche come scopo. Neanche tale narrativa vorrei leggere in traduzione. Tuttavia la leggo, magari tentando in un secondo momento di entrare nell'originale. Leggere poesia, d'altra parte, è talvolta arduo anche se è stata scritta nella nostra lingua! La poesia che usi la lingua solo come strumento semplicemente non è poesia, ma è prosa distribuita nella pagina a imitazione della poesia. La narrativa che abbia la lingua anche come scopo è la migliore, secondo il mio gusto, d'altra parte apprezzo u...
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