"sai quello che si occupa di diritto del lavoro?"
"che cos'è?"
"è lo studio su come rendere più servi i lavoratori e più padroni i padroni"
"sul lavoro?"
"sul lavoro"
"allora quello chi?"
"è famoso, un professore universitario, un parlamentare, un sindacalista, fa un sacco di cose"
"e come fa?"
"lavora, lui, mica come te"
"ah ecco, insomma, che cosa mi volevi dire?"
"giusto, mi ero distratto, dunque, questo pierinone vuole che i risultati della valutazione della qualità della ricerca universitaria siano pubblici non solo a livello di dipartimento, ma a livello di singoli"
"sì, e allora?"
"dice che così gli utenti saprebbero dove studiare e dove non studiare"
"e non ha ragione, il pierinone? A me sembra di sì"
"ma no, i risultati della valutazione della ricerca sono una merda fatta con metodi di merda, farne un riferimento ad personam, come vuole il pierinone, significa crederci, credere in una merda"
"e come se ne esce"
"non se ne esce"
Tradurre
Le traduzioni aiutano i lettori non poliglotti ad entrare in testi altrimenti ostici o impossibili, ciò vale certo per le opere scientifiche, saggistiche, e per la narrativa. Per quanto riguarda la poesia non vorrei leggere testi tradotti a causa del fatto che la lingua non è solo uno strumento della poesia, ma un suo scopo anche musicale, il quale in traduzione si smarrisce o viene snaturato. Ciò mi riporta a quella narrativa che non abbia la lingua solo come strumento, ma la abbia anche come scopo. Neanche tale narrativa vorrei leggere in traduzione. Tuttavia la leggo, magari tentando in un secondo momento di entrare nell'originale. Leggere poesia, d'altra parte, è talvolta arduo anche se è stata scritta nella nostra lingua! La poesia che usi la lingua solo come strumento semplicemente non è poesia, ma è prosa distribuita nella pagina a imitazione della poesia. La narrativa che abbia la lingua anche come scopo è la migliore, secondo il mio gusto, d'altra parte apprezzo u...
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