Indipendentemente dal fatto che le tasse universitarie siano alte o non alte (infatti bisognerebbe valutare che cosa danno le facoltà, una per una, agli iscritti), l'aumento proposto dal governo di quelle a carico degli studenti fuori corso non mi torna. Anche qui, bisogna vedere facoltà per facoltà quanto pesano i fuoricorso nelle biblioteche, nel prestito libri, nei laboratori, nelle aule, agli esami, nelle liste d'attesa dei docenti che seguono tesi. Quanto appesantiscono il funzionamento delle facoltà, dunque "danneggiando" i non fuori corso.
Secondo la mia esperienza, che è limitata alle facoltà umanistiche, i fuori corso semplicemente sono assenti che pagano tasse d'iscrizione a qualcosa di cui non fruiscono, o di cui fruiscono molto poco. Si accontentano di apparire un paio di volte l'anno agli esami, tutto qui. Per laurearsi si accontentano di poco (del resto come la maggioranza), magari la tesi la comprano da qualche "specialista". E' così.
I fuori corso lavorano, o fanno altro, mi sembrano viaggiatori che comprano il biglietto e non salgono sul treno, erogano denaro in cambio di un'illusione di continuità.
E gli volete aumentare il prezzo?
Secondo la mia esperienza, che è limitata alle facoltà umanistiche, i fuori corso semplicemente sono assenti che pagano tasse d'iscrizione a qualcosa di cui non fruiscono, o di cui fruiscono molto poco. Si accontentano di apparire un paio di volte l'anno agli esami, tutto qui. Per laurearsi si accontentano di poco (del resto come la maggioranza), magari la tesi la comprano da qualche "specialista". E' così.
I fuori corso lavorano, o fanno altro, mi sembrano viaggiatori che comprano il biglietto e non salgono sul treno, erogano denaro in cambio di un'illusione di continuità.
E gli volete aumentare il prezzo?
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