Ammesso che il numero chiuso nell'iscrizione all'università sia un ostacolo alla "libertà di scelta", crediamo che la "libertà di scelta" debba misurarsi con la realtà; ma che le prove d'accesso a un corso di studi, per esempio Medicina, prevedano domande su Storia dell'Arte, della Letteratura (ci riferiamo ad una simulazione pubblicata sul Corriere di sette giorni fa), non ci sembra tanto comprensibile.
Non che la cosiddetta cultura generale umanistica sia da disprezzare, certo, ma le prove d'accesso dovrebbero limitarasi a valutare una cultura commisurata al tipo di studi scelto dal candidato, quindi non "generale", ma specialistica: nel caso di Medicina, inerente le scienze biologiche, la chimica, la matematica.
Pensiamo che, insieme alla cultura generale umanistica, per cui "devi" sapere chi è Cavour, per esempio, debba esserci la cultura generale scientifica, per cui "devi" sapere che cosa significa Teorema di Pitagora, per esempio. Inutile dire che l'ignoranza scientifica in Italia è, se possibile, superiore quella umanistica.
Non che la cosiddetta cultura generale umanistica sia da disprezzare, certo, ma le prove d'accesso dovrebbero limitarasi a valutare una cultura commisurata al tipo di studi scelto dal candidato, quindi non "generale", ma specialistica: nel caso di Medicina, inerente le scienze biologiche, la chimica, la matematica.
Pensiamo che, insieme alla cultura generale umanistica, per cui "devi" sapere chi è Cavour, per esempio, debba esserci la cultura generale scientifica, per cui "devi" sapere che cosa significa Teorema di Pitagora, per esempio. Inutile dire che l'ignoranza scientifica in Italia è, se possibile, superiore quella umanistica.
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