Ieri Rainews ha trasmesso un lungo discorso di Umberto Eco sull'università. Il celebre studioso e romanziere ha in un certo senso (il suo) difeso quei sistemi di reclutamento dei professori che sono oggetto di critica: la cosiddetta cooptazione secondo Eco è un diritto esercitato da chi è in cattedra allo scopo di scegliere docenti adatti ai bisogni specifici di una certa facoltà, non importa che il vincitore di un concorso sopravanzi altri concorrenti più dotati in fatto di titoli. Tradotto in italiano: i professori universitari fanno quello che vogliono. Ha ribaltato l'argomento che si usa per contestare la validità di alcuni concorsi, cioè che si conoscano in anticipo i nomi dei vincitori, sostenendo che tale preconoscenza dipende dalla fama dei futuri vincitori. Abile Eco, ma fallace argomentatore, avvocato e retore d'una causa disperata. Ha distinto il favoritismo presente in certe facoltà (Medicina, per esempio), portatore di vantaggi economici ai vincitori (futuri "luminari" che si faranno pagare sontuose parcelle dai pazienti in nome dei loro titoli accademici), dal favoritismo presente nelle facoltà umanistiche, che non porterebbe alcun vantaggio.Dimenticando, aggiungiamo noi, il non malvagio ed incrollabile stipendio universitario (fino ai seimila euro mensili). Non ha menzionato né quindi difeso la ruffianeria dei giovani aspiranti nei confronti dei professori loro padrini, strumento carrieristico fondamentale, strano! Ha rivendicato però la sua lontana entrata in cattedra, avvenuta a spese di un altro candidato più dotato di titoli, affermando, a suo proprio discarico, che di questo sconfitto "poi non si è più sentito parlare". Peccato che di "favoriti" del livello di Eco ce ne siano pochi.Ciò non toglie che un "bravo" studioso può passare, in nome dell'ingiustizia, ai danni d'un altro "bravo". Lasciamo perdere l'uso del termine "cretini" (erre moscia), riferito ai professori di basso livello, lanciato da Eco all'uditorio come un osso da rosicchiare.
Eco in conclusione ha messo in campo la sua innegabile intelligenza e conoscenza della materia, e la sua fama, per dare un'imbiancata al sepolcro. Che resta pieno sappiamo di che cosa.
Eco in conclusione ha messo in campo la sua innegabile intelligenza e conoscenza della materia, e la sua fama, per dare un'imbiancata al sepolcro. Che resta pieno sappiamo di che cosa.
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