De senectute
Ultimamente ho scorso articoli del Corriere vertenti criticamente sull'alta età media dei professori universitari e della scuola - in Italia.
Per quanto riguarda i primi, intanto una ragione della loro alta età media risiede nel fatto che costoro possono protrarre la loro "attività" fino ai settanta anni ed oltre, come i magistrati ed altri papaveri appunto alti; un'altra ragione sta nel privatismo insito nel sistema concorsuale universitario; mi spiego: i concorsi sono pubblici, ma vengono gestiti da cosche di professori che agiscono come privati secondo i loro interessi cosiddetti scientifici e didattici. Un giovane deve mostrare "affidabilità" e "fedeltà", e farà "carriera" con grande lentezza. Nell'università la "vita" di una persona è come se iniziasse ai venti anni, per cui a quaranta costei è "giovane".
Per quanto riguarda gli insegnanti della scuola pubblica, dalle elementari in poi, il numero di "cattedre" non è infinito, e, se si vuole che l'età del pensionamento si sposti in avanti, oltre i sessantacinque anni, non capisco come poi si lamenti che per i giovani non ci sia spazio!
(Personalmente, sono entrato in ruolo stabile nell'università a più di trentaquattro anni, e qualche mia conoscenza è uscita dal precariato della scuola anche più tardi (mi riferisco agli anni Ottanta). Precariato protrattosi, in questi casi, per circa dieci anni dopo la laurea, che non sono pochi da vivere nella ristrettezza economica e nell'incertezza del futuro).
Nell'università si potrebbe abbassare la media dell'età dei professori inchiodando l'uscita per vecchiaia attorno ai sessantacinque anni, com'è per gli altri lavoratori, e togliendo ai professori il diritto d'arbitrio nei concorsi, per esempio affidando la gestione dei concorsi a personale non accademicamente condizionabile, per esempio ad ex professori pensionati, se non addirittura a competenti funzionari ministeriali.
Nella scuola si potrebbe 1 aumentare il numero di "cattedre" e 2 trovare un modo civile di scoraggiare la carriera d'insegnante, aprendo alternative professionali.
Ultimo: un giovane non è "meglio" di un anziano per definizione. Né per definizione un anziano è "meglio" di un giovane. Semmai la troppa distanza in decenni tra insegnanti ed allievi può essere un handicap, come però anche la poca distanza - in anni.
Per quanto riguarda i primi, intanto una ragione della loro alta età media risiede nel fatto che costoro possono protrarre la loro "attività" fino ai settanta anni ed oltre, come i magistrati ed altri papaveri appunto alti; un'altra ragione sta nel privatismo insito nel sistema concorsuale universitario; mi spiego: i concorsi sono pubblici, ma vengono gestiti da cosche di professori che agiscono come privati secondo i loro interessi cosiddetti scientifici e didattici. Un giovane deve mostrare "affidabilità" e "fedeltà", e farà "carriera" con grande lentezza. Nell'università la "vita" di una persona è come se iniziasse ai venti anni, per cui a quaranta costei è "giovane".
Per quanto riguarda gli insegnanti della scuola pubblica, dalle elementari in poi, il numero di "cattedre" non è infinito, e, se si vuole che l'età del pensionamento si sposti in avanti, oltre i sessantacinque anni, non capisco come poi si lamenti che per i giovani non ci sia spazio!
(Personalmente, sono entrato in ruolo stabile nell'università a più di trentaquattro anni, e qualche mia conoscenza è uscita dal precariato della scuola anche più tardi (mi riferisco agli anni Ottanta). Precariato protrattosi, in questi casi, per circa dieci anni dopo la laurea, che non sono pochi da vivere nella ristrettezza economica e nell'incertezza del futuro).
Nell'università si potrebbe abbassare la media dell'età dei professori inchiodando l'uscita per vecchiaia attorno ai sessantacinque anni, com'è per gli altri lavoratori, e togliendo ai professori il diritto d'arbitrio nei concorsi, per esempio affidando la gestione dei concorsi a personale non accademicamente condizionabile, per esempio ad ex professori pensionati, se non addirittura a competenti funzionari ministeriali.
Nella scuola si potrebbe 1 aumentare il numero di "cattedre" e 2 trovare un modo civile di scoraggiare la carriera d'insegnante, aprendo alternative professionali.
Ultimo: un giovane non è "meglio" di un anziano per definizione. Né per definizione un anziano è "meglio" di un giovane. Semmai la troppa distanza in decenni tra insegnanti ed allievi può essere un handicap, come però anche la poca distanza - in anni.
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