L'uomo che scambiò la neurologia per una fiction

E' morto Oliver Sacks, cui dobbiamo molti libri istruttivi ed appassionanti che hanno il merito di avvicinare alla neurologia anche chi non possiede una formazione scientifica. Sacks ha attirato l'attenzione di molti appassionati della psiche sull'importanza del funzionamento del cervello in ciò che gli umani fanno o non fanno. Sacks è stato un medico ed insieme un umanista in un'epoca in cui la medicina si allontana dall'umano per sprofondare nel biologico.
Ho tuttavia l'impressione, avendo letto diversi libri di Sacks, che la sua fama e la sua fortuna di scrittore lo abbiano avvicinato a casi clinici dei quali forse non tutti avevano la consistenza necessaria per essere presi sul serio dal punto di vista scientifico, un punto di vista che rimane decisivo se non vogliamo trattare Sacks soltanto come un creatore di storie. 
Non di rado ho pensato che, leggendo Sacks, dovevo "sospendere l'incredulità", ciò che non è il massimo per storie che restano cliniche. Del resto la cosa capita anche leggendo i famosi casi clinici di Freud. 
Senza contare i veri e propri "fenomeni da baraccone" presentati dal nostro caro neurologo e scrittore: basta pensare al famoso titolo L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello.
L'ultimo libro di Sacks che ho avuto in mano aveva come oggetto le allucinazioni uditive a contenuto musicale, confesso di non ricordarne il titolo*: è il mio cervello che comincia a perdere colpi! 
Ebbene: se io narro di udire spesso, senza che il suono provenga da fuori, un certo motivo musicale, "Variazioni Goldberg" o "Satisfaction" che sia, vuol dire soltanto che io lo narro, infatti potrei anche aver inventato l'allucinazione, magari per rendermi interessante al cospetto di un autore di fama mondiale, o per altre ragioni. Non c'è prova che io oda coattivamente quei motivi, mi dispiace tanto, ma è così. 
Siamo nella narrativa o nella neurologia?

*Musicofilia.

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