Tutta colpa del Sessantotto: giocatelo al Lotto!

Ernesto Galli interviene (Corriere della sera) nel dibattito sull'analfabetismo che ha ripreso forza dopo l'appello firmato da centinaia di docenti contrariati dal fatto che molti loro allievi non sanno scrivere in italiano. Lo fa citando uno scritto di appena 50 anni fa, autore Tullio De Mauro, sostenitore ai tempi di una sorta di liberalizzazione degli errori di scrittura in nome del loro valore di classe, o antiborghese. 
Crede il Galli che la classe operaia ed il proletariato in genere abbiano preso ai tempi il potere distruggendo la "grazia" della cultura borghese?
Forse no, ma ritiene come altri che il "sessantotto" abbia prodotto guasti vari nella scuola. Sembra non capire che un conto è rivendicare, come sembra fare De Mauro in quel remotissimo scritto, la democratizzazione della cultura e della scuola (v. anche l'opera di don Milani a Barbiana), e un conto è lo stato attuale dell'istruzione di base, imbastardita a causa dell'orientamento della scuola voluto dai governi nei decenni, in nome di un cambio della "ragione sociale" della scuola stessa, divenuta un mero contenitore minorile funzionale all'impegno delle famiglie nel mondo del lavoro e dei consumi, in breve: funzionale allo sviluppo capitalistico della società ed al trionfo di una cultura per cui conta solo il denaro. 
Un conto è aprire ai linguaggi "bassi" esclusi dalla scena borghese, un conto è l'abolizione della competenza in fatto di scrittura, lettura, linguaggio, lessico. 

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