Giuseppe Berto

La sera del 22 ottobre scorso Rai 5 ha trasmesso un documentario su Giuseppe Berto, prima del film "Anonimo veneziano" (1976), la cui sceneggiatura fu scritta dallo stesso Berto per la regia di E.M. Salerno - interpreti principali Florinda Bolkan e Tony Musante. Il film merita di essere visto per le ottime immagini veneziane che offre e perché ci ricorda che si può morire (come Berto) anche prematuramente, ma non è buono. Florinda in particolare mi pare molto sflorinda.
Al documentario su Berto, di cui segnalo, letti, Il male oscuro, Il cielo è rosso, e l'eccellente Guerra in camicia nera, mentre non segnalo Oh, Serafina! né la raccolta di racconti, "completa", pubblicata qualche anno fa da Marsilio, partecipavano Cesare De Michelis, Emanuele Trevi, la figlia di Berto ed una giornalista di cui non ricordo il nome. A proposito de Il male oscuro, capolavoro assoluto di scrittura ed insieme valido testo di competenza psicanalitica (freudiana), De Michelis, pace all'anima sua, si è prodotto in uno sproloquio sul male nel mondo che, con l'opera in questione, c'entrava pochissimo. Né De Michelis né Trevi sono riusciti a dire alcunché sul tipo di prosa che caratterizza Il male oscuro, prosa che diverge dal resto dell'opera di Berto. Un mio conoscente, libraio, tempo fa, conversando noi su tale opera, ha giustamente proposto che il cambio di prosa che la caratterizza stia in relazione con la regola psicanalitica per cui il "paziente" ha il compito di associare liberamente idee, immagini, discorsi e silenzi. 
Unico spunto interessante è stato dato, a me, dalla notizia che il coraggioso Il cielo è rosso (città italiana devastata dai bombardamenti dei cosiddetti liberatori, sopravvivenza, suicidio: vero esempio italiano di narrativa delle rovine) è stato scritto da Berto in Usa, dove lui rimase per molto tempo prigioniero, dopo esser caduto nelle grinfie degli angloamericani in Africa settentrionale nel 1943. Esperienza di cui si trova traccia in più di un racconto della ricordata raccolta. 

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