Il "convitato di pietra"
L'immagine del cosiddetto convitato di pietra viene usata non di rado dai giornalisti in riferimento a "presenze fantasmatiche" di un personaggio, in genere politico, in certe circostanze sgradito ad altri personaggi. Che è lì anche se fisicamente manca, insomma. L'immagine risulta da un'opera teatrale spagnola di Tirso de Molina, vissuto tra il sedicesimo ed il diciassettesimo secolo, intitolata L'ingannatore di Siviglia (El burlador de Sevilla). Costui è il celebre Don Giovanni, Don Juan Tenorio, assai incline alle femmine, alle cui irresistibili grazie egli perviene, direi per ossessione trasgressiva, anche tramite inganni, travestimenti, coperture. Beninteso quando in questione sono le dame, infatti se si tratta di popolane da "conquistare" Don Juan usa solo la parola. Nel testo teatrale un personaggio altolocato che Don Juan ha ucciso dopo avergli "conquistato" la dama torna in forma di statua cimiteriale a rovinare la cena di Don Juan. Da cui "convitato di pietra". Prima gli rovina la cena, dopo lo uccide.
Nel testo teatrale la statua di pietra presente alla tavola di Don Juan non è metaforica, come farebbe credere l'uso dell'immagine che i giornali spesso fanno. A capocchia.
Nel testo teatrale la statua di pietra presente alla tavola di Don Juan non è metaforica, come farebbe credere l'uso dell'immagine che i giornali spesso fanno. A capocchia.
Il mito di Don Juan fu celebrato, diversi decenni dopo il lavoro di Tirso de Molina, in un'opera di Molière, ed è stato anche musicato da Mozart.
Per caso ho letto una interpretazione del don Juan in uno scritto giovanile di Giovanni Papini, "Colui che non poté amare", ripubblicato nel 1954 nella raccolta Vallecchi intitolata Strane storie. Papini ritiene che Don Juan rappresenti, con il suo passare da una donna all'altra (come Casanova?) la varianza, mentre la statua marmorea del commendatore (il convitato di pietra) rappresenterebbe l'invarianza. Giusto!
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