Grandezza di Simenon

Leggere i romanzi di Simenon è un eccellente passatempo. Sapori, odori, colori, immagini, usi e costumi, strade, case, interni, esterni, mare, città. Personalmente preferisco i romanzi che sono ambientati in Francia. O in Belgio, dove Simenon nacque all'inizio del secolo ventesimo. Si beve, si mangia, si fuma, si vive l'esistenza dei più, si desidera, si muore. Non si conta nulla, in definitiva, se non come figuranti di una commedia che procede da sé. Si perde, raramente si vince. 
Simenon ha pietà per i suoi figuranti, anche quando li rappresenta come servitori dell'errore, perché sa che l'errare ha una forza irresistibile. Non odia.

Una cosa è certa, Simenon è incolume rispetto alle mode della narrativa del novecento*. Racconta senza mescolarsi nel racconto. Non scodinzola al lettore. Lo avvince. Fin dalle prime righe.

Ha un limite però, nella sua felicità di narratore: le sue storie finiscono per confondersi in un'unica commedia umana, per cui ci si può trovare a distanza di anni a rileggere un libro di Simenon e a mala pena accorgersene. Rileggendolo dunque fino in fondo. Ci si può trovare a comprare due volte lo stesso libro.

*Non corrisponde del tutto al vero questa asserzione, infatti ne Le memorie di Maigret Simenon è un personaggio del racconto.

E Maigret? Ottimo, ma il poliziesco m'interessa meno. Ne riparleremo.

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