In memoria di Charles Bukowski

Dopo molti anni mi è ricaduto l'occhio sui libri di Bukowski che, numerosi, tengo in fila subito prima di quelli di Burroughs, e ho cavato fuori Donne, che non è male, non manca di far sorridere e contiene anche delle indicazioni circa ciò che pensava Bukowski dello scrivere. "Una forma di pazzia". 
Di seguito ne ho letti altri, tra i quali salverei Panino al prosciutto (Ham on Rye), ovvero infanzia di un presuntuoso, e pochi altri. A sud di nessun nord. Non ho neppure stavolta preso sul serio la poesia, a parte che leggerla in traduzione è assurdo. Proverò a leggere i pochi testi che ho in lingua americana.

I romanzi e i racconti di Buk inscenano, nel quadro dell'incubo americano, varie forme di eccessi tra i quali primeggiano il bere e il fare sesso passando da un partner all'altro. 
Si capisce che Buk scrisse prima che "in campo" fosse entrato l'Aids. 
Non manca qualche scazzottata.
Comunque s'impara presto leggendo questa roba che il personaggio principale è Henry Chinaski, un ubriacone maniaco del sesso e scrittore di marginale successo prima, "underground", poi accarezzato dalla fama, dalle traduzioni e da una certa sicurezza in fatto di soldi. Non che manchino anche altri personaggi, ma per quanto eccessivi in senso criminale sono minori. H.C. è quello più centrale. Facile è la tentazione di credere che H.C. sia il cosiddetto alter ego di Charles Bukowski, ma il caso umano Bukowski non è interessante. 
Sfortunatamente neanche il caso letterario lo è. I testi di Buk si leggono in fretta, mi raccomando: parlo delle traduzioni; troppo in fretta. Dipende dalla facilità di scrittura di cui era dotato Buk. Finisce però, leggendone molta, di questa roba, che se ne esca con la nausea. 

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