L'impunità del male. Inizi della carriera di Tom Ripley
Letto il lungo romanzo The talented Mr.Ripley di Patricia Highsmith nella nuova versione italiana (edita da La Nave di Teseo). Scritto negli anni cinquanta, è interessante per il lettore italiano in quanto mostra il nostro Paese visto all'epoca da una statunitense, la Pat, ben consapevole della condizione di privilegio degli "americani" in Italia, specie se dotati di mezzi. L'Italia è un posto carino dove si lavora poco, si mangia bene, si beve buon vino; un paese pasticcione, piccolo, dove l'inglese si ignora o si storpia, e dove un "americano" riesce a fare il suo (porco) comodo. Abbiamo flash di Roma, Venezia, Napoli, della costa amalfitana e della Liguria, in particolare di San Remo. Niente svenevolezze da turista, e di questo bisogna dar merito alla Pat. Che mi pare un po' ottimista sui tempi di percorrenza dei treni e dei pullman nella penisola; ma è un dettaglio.
Su questo teatro opera Tom Ripley all'inizio della sua carriera di imbroglione snob e assassino. L'impressione, ricavata da Tom Ripley sott'acqua e da Il ragazzo di Tom Ripley , romanzi che narrano le avventure di un mostro perfezionato e oramai stabilmente dotato di mezzi - l'impressione che Tom sia scarsamente incline all'apprezzamento delle grazie femminili, è confermata in pieno. Due sono quindi le motivazioni che agiscono nel giovane povero bostoniano orfano - malamato da una zia - che si arrabatta a New York tra lavori legali e primi piccoli imbrogli: una sta nello snobismo, nella sete di denaro, di status, l'altra sta nell'omosessualità, a fatica definibile come "latente". Tali due motivazioni convergono su un oggetto, Richard Greenleaf, un coetaneo ricco che vive nella costa amalfitana in un paesino immaginario di nome Mongibello, e che il padre vorrebbe di nuovo a New York. Il vecchio signore incarica Tom di andare in Italia e di convincere il figlio a smettere di "perdere tempo" e a tornare in Usa per prendere il posto che gli compete nell'industria di famiglia. Tom afferra l'incredibile occasione e s'infila come un parassita nella vita di Richard (Dickie), che a sua volta è un parassita dal punto di vista socio-economico - ma lasciamo questa traccia.
I due si assomigliano fisicamente, Tom si rispecchia in Dickie incapricciandosene, se ne incapriccia rispecchiandosi in lui. In certo modo lo "seduce", tenta di distoglierlo da una sorta di fidanzata (che "orribile" culone che ha!), Marge, e, quando sente che Dickie in fondo appena lo tollera, pazzo di disillusione lo fa fuori. Da questo momento il talento di Tom Ripley si scatena insieme a quello dell'autrice, che, mi sentirei di proporre, tende a mettere in scena, qui e altrove, l'impunità del male.
Molto migliore, questo romanzo, degli altri che ho letto e di cui ho trattato poco tempo fa qui. Molto migliore.
Su questo teatro opera Tom Ripley all'inizio della sua carriera di imbroglione snob e assassino. L'impressione, ricavata da Tom Ripley sott'acqua e da Il ragazzo di Tom Ripley , romanzi che narrano le avventure di un mostro perfezionato e oramai stabilmente dotato di mezzi - l'impressione che Tom sia scarsamente incline all'apprezzamento delle grazie femminili, è confermata in pieno. Due sono quindi le motivazioni che agiscono nel giovane povero bostoniano orfano - malamato da una zia - che si arrabatta a New York tra lavori legali e primi piccoli imbrogli: una sta nello snobismo, nella sete di denaro, di status, l'altra sta nell'omosessualità, a fatica definibile come "latente". Tali due motivazioni convergono su un oggetto, Richard Greenleaf, un coetaneo ricco che vive nella costa amalfitana in un paesino immaginario di nome Mongibello, e che il padre vorrebbe di nuovo a New York. Il vecchio signore incarica Tom di andare in Italia e di convincere il figlio a smettere di "perdere tempo" e a tornare in Usa per prendere il posto che gli compete nell'industria di famiglia. Tom afferra l'incredibile occasione e s'infila come un parassita nella vita di Richard (Dickie), che a sua volta è un parassita dal punto di vista socio-economico - ma lasciamo questa traccia.
I due si assomigliano fisicamente, Tom si rispecchia in Dickie incapricciandosene, se ne incapriccia rispecchiandosi in lui. In certo modo lo "seduce", tenta di distoglierlo da una sorta di fidanzata (che "orribile" culone che ha!), Marge, e, quando sente che Dickie in fondo appena lo tollera, pazzo di disillusione lo fa fuori. Da questo momento il talento di Tom Ripley si scatena insieme a quello dell'autrice, che, mi sentirei di proporre, tende a mettere in scena, qui e altrove, l'impunità del male.
Molto migliore, questo romanzo, degli altri che ho letto e di cui ho trattato poco tempo fa qui. Molto migliore.
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