Antonio Moresco
Non avevo mai incontrato (neppure il nome di) Antonio Moresco - ebbene, questa è la verità - quando ho scorso un articolo di giornale che lo segnalava come "il maggior scrittore italiano vivente". Perplesso sono andato a cercarne qualcosa di usato e per pochi euro eccomi a casa con Gli esordi, un volume edito da Feltrinelli.
Moresco non solo sa scrivere benone, ma nel libro che sto leggendo ha una grande capacità di rappresentare in modo soggettivo e quindi parziale - come altrimenti? - la sua materia narrativa. Mi sono venuti in mente Antonio Pizzuto, Mario Lattes (pittore, oltre che scrittore sopraffino), Anna Maria Ortese.
Chagall, del resto.
Gli esordi fin qui mi hanno incuriosito prima in merito alla vita in seminario del protagonista e narratore, poi sulla sua attività politica di militante comunista.
"Narratore" per modo di dire!
Per ora posso solo dire che Moresco dà al lettore molto in fatto di rappresentazione, concedendogli poco in fatto di narrazione. Non è una critica.
(31 Luglio) Terminata la lettura del libro, che consta di oltre 500 pagine fitte, non posso non raccomandare la messa in scena della fine del militantismo comunista attuata da Moresco - come il resto dei suoi "oggetti" secondo una modalità che imita l'incertezza dei sogni.
La terza parte è impegnata ad inscenare le vicissitudini del protagonista, autore di un testo che l'editore non pubblica perché in fondo ritiene che il compito più importante di un editore sia non pubblicare. Il testo scritto dal protagonista non merita una fine simile: essere pubblicato.
Di grande interesse in definitiva è la traduzione delle percezioni della "realtà moreschiana" in un linguaggio bislacco, talvolta.
Non mi importa del posto in "classifica" che occupa Moresco, ma certo si tratta di uno scrittore e di un creatore eccellente.
(Agosto 2020) Altre letture che ho fatto dopo la prima sono La lucina e I randagi, due testi piuttosto brevi, narrativo/fantastico il primo, storico/biografico il secondo. Quello che mi ha colpito è la distanza di questi due testi, in fatto di modi di rappresentazione, da Gli esordi. Sono passati diversi anni dal tempo di quel grosso romanzo (1998), ma dell'artista della rappresentazione e della scrittura, Moresco, non è rimasto nulla. La scrittura è solo uno strumento, certo usato come si deve, per dire delle cose, non è più una forma d'arte.
Incidentalmente noto che dalla lettura de I randagi si ricavano dettagli concreti che richiamano certe immagini de Gli esordi.
Direi che Moresco ha mollato.
Ancora: leggo Lo sbrego, uscito nel 2005 e riedito nel 2019, si tratta di una vivace proposta di autori e testi (alcuni riportati in corsivo) cari a Moresco, animata da finzioncine che quasi ne limitano il carattere di gita scolastica in biblioteca. Termina con un racconto macabro appartenente al genere fantastico. Interessantissime le considerazioni di Moresco sulla scarsa attività di lettura dei nostri concittadini: sarebbe colpa dei cattivi libri che si pubblicano. Se lo dice lui!
Ultimo: Céline "figlio di puttana", come scrive il dichiarato "filosemita" Moresco? La donna in questione faceva la merlettaia.
Scherzo. Moresco fa sul serio, invece.
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