Due parigini

 Nel numero di domenica 9 Ottobre del supplemento al Corsera due luminari hanno discusso su Proust e Céline. Si può paragonare ogni scrittore con altri scrittori, per carità! Certo ... Proust e Céline ebbero in comune la lingua francese, la città di Parigi e per diversi anni furono contemporanei ... il primo era ebreo, benestante e valetudinario, il secondo era figlio di una merlettaia e di un modesto impiegato infervoratamente nemico degli ebrei; il primo ebbe modo di dedicarsi ai piaceri e ai giorni senza bisogno di guadagnarsi da vivere; il secondo fu costretto come i più a sbattersi, fece la guerra 14-18 e poi riuscì a laurearsi in medicina: esercitò tra i poveri - anche senza farsi pagare - fece una certa carriera nella Società delle Nazioni e infine raccolse un gran successo negli anni trenta (intanto che da oltre un decennio Proust era defunto) con un romanzo che in italiano è intitolato Viaggio al termine della notte. Diventò uno scrittore alla moda eccetera ... Ma lasciamo stare le vite dei due scrittori, che, insegna Proust, non devono mescolarsi alle opere. Chiunque apra a caso un volume de La ricerca di Proust e a caso apra per esempio Morte a credito di Céline, che si chiamava in realtà Destouches, coglierà che i due non hanno niente in comune, se non la lingua francese, che tuttavia entrambi sbertucciano: Proust in fatto di sintassi e lunghezza anche acrobatica dei periodi, Céline in fatto di ricerca gergale ... Inoltre, ebbene sì: Proust è noiosino ... e Céline?  Pesante a modo suo, ma molto vivace...

P.s. Céline non ebbe stima dell'opera di Proust, considerando il suo grande concittadino direi un masturbatore di grilli ... Entrambi, tornando alla materia del dialogo letterario cui ho accennato all'inizio, ma che non ho letto che a salti, valorizzarono la loro esperienza di vita, Proust sublimandola, Céline allucinandola ...

Ancora: uno dei due luminari osserva che Céline fu un "anarcoide risentito". Concordo. Di Proust afferma invece che fu "razzista". Non trovo nella mia memoria sostegni a tale affermazione, per quanto una simile etichetta, applicata a chi visse oltre un secolo fa, non sia credibile. E' vero che trascuro Proust da molti anni. Comunque nella Recherche, a parte Swann, abbiamo un certo Bloch, ebreo, a proposito del quale il nonno del protagonista avverte: in guardia! Ma è chiara ironia ... Di Bloch, di Swann e dell'essere ebrei in rapporto alla vita mondana parigina si tratta nel volume finale dell'opera ... Comunque quando un ebreo - Proust, ma anche uno dei due luminari - prende le distanze dagli ebrei bisogna seguire il consiglio del nonno del protagonista e narratore della Recherche: stare in guardia! 

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