Il complesso paterno

 Il film di Marco Bellocchio sul rapimento di Aldo Moro, "Esterno notte", di cui ho visto due lunghi brani in tv, mi pare gustoso (facce, colori, interni, esterni). Non essendo riuscito a vederlo interamente, non posso dare un parere sulla sua qualità complessiva. Il giorno del rapimento di Moro e della uccisione degli uomini della sua scorta andai a pranzo dai miei e con mia grande sorpresa trovai mio padre in casa: era tornato in anticipo. Appariva colpito dall'evento, smarrito. Seduto su una poltrona teneva d'occhio la tv. In effetti le Brigate Rosse l'avevano fatta grossa! Che cosa sarebbe avvenuto, ora? Probabilmente lo stato in cui trovai mio padre mi consentì di toccare dentro di me qualcosa che la corazza ideologica copriva. Contemplai mio padre per qualche minuto, ma non ricordo di aver scambiato con lui più di qualche parola. Mi sembrò che esagerasse! A parte l'aspetto politico del rapimento e dell'uccisione di Aldo Moro, io penso che Bellocchio tramite tale materia abbia lavorato al tema del padre, che riguarda lui e tutti noi. Proprio l'immagine di mio padre smarrito, e il ricordo del mio imbarazzo, mi inducono a stabilire un nesso tra Moro e il padre in genere, nesso insidioso politicamente*, ma degno di essere pensato.

* significa che non si deve dimenticare che Moro era un capo, se non il capo, della Democrazia Cristiana, forza politica bacchettona e servile con gli Usa fin dai tempi di De Gasperi. D'altra parte Moro non solo era, in quella primavera 1978, favorevole a un'intesa con il Pci, ma da tempo non manifestava ostilità verso la causa palestinese, anzi: per cui la sua eliminazione oggettivamente fu un sollievo sia per gli Usa sia per Israele.

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