Sorriso degli etruschi
Circa sessanta anni fa, al ginnasio, un compagno piuttosto ribelle ed estroso mi raccomandò la lettura di Sorriso degli etruschi, autore Dino Garrone, e me lo dette in prestito. Non ricordo nulla di tale mia probabile lettura. Una ventina di anni fa scorsi il nome e cognome di quel mio vecchio compagno di scuola: aveva organizzato presso la biblioteca comunale dell'Impruneta una mostra di quotidiani usciti durante la guerra 1915-1918. Era insegnante nella locale scuola media. Gli scrissi una lettera ricordando i vecchi tempi, Sorriso degli etruschi , e gli detti il mio numero di telefono. Mi chiamò e c'intrattenemmo per una decina di minuti, io raccogliendo dalla sua voce la penosa certezza che lui non si ricordava di me né del mio nome e cognome. Mi promise comunque di fotocopiare Sorriso degli etruschi e di mandarmelo, ma ciò non ebbe seguito. 170 facciate sono tante ...
Di recente ho acquistato il libro, riedito nel 2010 da Interlinea. Non ho riconosciuto niente rispetto alla mia eventuale lettura di sessanta anni fa. Non c'è da stupirsene, dal momento che negli ultimi tempi mi sono trovato a rileggere interi libri scoprendo di averli letti in precedenza solo a causa del fatto di trovarne un'altra copia nella mia libreria.
Dino Garrone morì giovane, prima dei trenta anni, di setticemia. Leggo che tentando di sollevare un amico dalla vasca da bagno in cui giaceva privo di sensi, Dino scivolò e urtò la bocca sul bordo della vasca danneggiandosi un dente. Ai tempi, primi anni trenta, la medicina non disponeva di mezzi adeguati, neppure a Parigi, dove avvenne l'incidente.
Trovo in me poca soddisfazione per questa lettura che dunque mi ha deluso e che, invece, come desiderio inappagato era rimasta attraente. Il libro è una raccolta di testi estrosi (come il mio compagno di scuola), pezzi di bravura scaturiti da una notevole soggettività osservativa. Il brano che dà il titolo - e forse la cosa migliore del libro è il titolo - tratta davvero degli etruschi e del loro non aver lasciato di scritto altro che formule funebri o comunque non letterarie. Mi sbaglierò, ma i testi della raccolta sembrano articoli da "terza pagina" come fino a qualche decennio fa se ne scrivevano.
Qualora ci s'interessi a Dino Garrone (che pubblicò diverse altre cose) Sorriso degli etruschi potrà servire a farsi un quadro della complessità individuale dell'autore. Che cosa salvare? Forse il testo intitolato "Parabola", che mette in scena la nascita, la crescita, la stasi e la fine di un fidanzamento.
L'edizione in mio possesso è presentata dal compianto Sebastiano Vassalli, il quale si produce - anche lui - in un pezzo di bravura.
(24 Febbraio 2025) L'altro ieri in uno scambio libri fuori città ho trovato Sorriso degli etruschi nella edizione Bompiani del 1942. Naturalmente lo ho preso, anche perché regalai lo scorso anno la versione moderna di cui sopra alla biblioteca dell'Impruneta. Cercherò di leggerlo ancora, a quanto pare è necessario. Stamani ho cercato Vivaldo Biffoli, il mio estroso compagno di ginnasio, tramite Facebook, volevo raccontargli l'intera cosa, ma ho scoperto che è morto circa tre anni fa ...
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