Gianburrasca

 In questi ultimi tempi sono andato rileggendo Il giornalino di Gianburrasca, un libro che ha più di cento anni scritto da Vamba (Luigi Bertelli) per i ragazzi, ma anche per gli adulti; infatti l'autore, travestito da ragazzino preadolescente, spara sulla piccola borghesia del suo tempo senza pietà. A parte le probabili derivazioni del testo di Vamba da un romanzo statunitense di tale Metta Fuller Victor, di cui non so nulla, la lettura di nuovo mi è risultata piacevole per motivi personali, infatti il linguaggio che usa Vamba-Giannino mi ricorda quello di mia nonna (1896-1989), la quale non a caso mi regalò nel 1956 la copia che possiedo. E' anche molto fiorentino, il testo, come lo è l'impareggiabile Pinocchio di Carlo Lorenzini detto Collodi, per cui del "ragazzaccio" della Victor me ne impipo, potrebbe dire Giannino. Ho scritto qualche paragrafo sul Giornalino circa venti anni fa in Wir Kinder (Firenze, 2003), per cui in corso di lettura sono andato a vedere che cosa pensavo agli inizi del secolo di Giannino. Ne davo una lettura psicologico-sociale e anche psicanalitica, non tanto perché mettessi il ragazzino nel letto di Procuste escogitato da Freud, quanto perché lo guardavo come un sintomo antropomorfico di "psicopatologia della vita quotidiana". Un lapsus in forma umana. 

Luigi Bertelli partecipò all'esperienza "rivoluzionaria" dannunziana, a Fiume, dopo la fine della prima guerra "mondiale", poi morì e mancò ... di partecipare alla marcia su Roma (1922)? In Giannino, specie a proposito di tutti i danni che lui provoca al cognato, avvocato socialista in carriera, vedo un piccolo protofascista, un piccolo borghese ribelle ... Basta, scriverebbe Giannino: torniamo alle cose serie. Chi per caso non l'ha letto, lo faccia, e non venga a rompere le scatole col fatto che è datato ... Lo è ... 

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