Il caso Mortara secondo Bellocchio
Il film di Marco Bellocchio, "Rapito" (2023), è godibile dal punto di vista estetico, ben recitato da ottimi attori dotati di ricchezza fisionomica, e, come al solito, cinematograficamente ottimo - luci, colori. Eccellente il bambino che interpreta il ruolo del piccolo conteso. Chi segue il film fruisce di informazioni o, se è il caso, di un restauro di informazioni in fatto di storia italiana ottocentesca. La vicenda è la seguente: a Bologna un bambino ebreo viene battezzato di nascosto da una giovane donna a servizio dei Mortara, la famiglia di lui; la ragazza teme infatti che il bambino, ammalato, muoia e finisca nel "limbo"... La Chiesa rivendica qualche anno dopo il bambino battezzato - de jure e de facto lo rapisce alla famiglia Mortara. Si è nello Stato pontificio, di cui Bologna fa parte. I Mortara non riescono a riavere il bambino presso di sé, anzi: il piccolo si adatta alla sua nuova vita di cattolico. Crescendo viene accostato allo stato sacerdotale. Farà per così dire carriera e avrà una lunga vita. Mi pare che il film esplori i risvolti anche paradossali di una grave ingiustizia commessa, in nome della ortodossia cattolica, ai danni della minoranza ebraica. I cosiddetti risvolti paradossali sono ciò che in ogni vita umana dà i sapori ...
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