Vita di uno scrittore romano
Un amore borghese, di Giorgio Montefoschi, racconta in prima persona la vita di uno scrittore romano di successo a partire dagli ultimi anni 50 . L'epoca è precisata dalla menzione, da parte del narratore, di eventi romani di interesse artistico come furono certe importanti mostre allestite nella Galleria nazionale di arte moderna. Roma contiene tutte le storie del romanzo incluse quelle di un romanzo che il narratore prepara. Le contiene con una dolcezza materna resa intensa dalla bellezza della città. Stavolta sì che è lecito riferirsi a una "grande bellezza", la quale io suppongo che sia godibile, nel romanzo, specialmente dai conoscitori che a piedi abbiano percorso davvero Roma. Dentro la vita del narratore scorre un rapporto clandestino tra lui, sposato, e una donna sposata. Abbiamo dunque com'è logico quattro personaggi che sono tuttavia tra loro anche amici ... due di loro sono quindi oggetto di doppio tradimento. A parte i personaggi del romanzo che il narratore prepara come seguito di un precedente romanzo, abbiamo, oltre ai menzionati quattro, altri cinque personaggi, amici tra i quali spicca il professor Limentani, padre del marito dell'amante del narratore e compagno del narratore in fatto di passeggiate romane, di conversazioni e di gite nei dintorni della città in automobile. I due amanti tradiscono anche il prof. Limentani e tutti quanti gli amici: questo è il prezzo della clandestinità e del cosiddetto amore borghese dichiarato dal titolo del romanzo di Montefoschi. Verso la fine del racconto i coniugi traditi si allontanano dai due amanti ... il professor Limentani, che con le proprie argomentazioni suggeriva le prospettive letterarie del narratore, muore di malattia ... restano i due amanti. Finita l'epoca della clandestinità, defunto il professor Limentani, termina l'interesse del narratore per la preparazione del nuovo romanzo. Gli si apre una prospettiva letteraria nuova, addirittura "cosmica", le cui caratteristiche sono riferite nelle ultime, non imperdibili, pagine del romanzo che leggiamo. Il narratore in un paio di luoghi del racconto definisce ciò che scrive "diario" . Tale "diario" muove da un passato piuttosto lontano, abbiamo visto, rispetto al presente del racconto, che spesso si incrina per ricordare a chi legge che sono trascorsi un paio di decenni. Ciò segnala l'abilità dell'autore, Giorgio Montefoschi, e la collocabilità di Un amore borghese (1978) in un ambito narratologico piuttosto moderno. Mi riferisco anche al "romanzo nel romanzo", naturalmente. La non banale tessitura dell'insieme è macchiata da qualche soluzione almeno discutibile in fatto di scrittura: ricordando a chi mi legge che la mia edizione è BUR, trovo un paio di discutibili "dillà" per "di là"; a pag. 96 è difficile inghiottire "questo a me divertiva parecchio"; a pag.169 mi lascia dubbioso "incrinazione della voce", se non è un refuso*; a pag. 231 disturba un "come se ... sono" invece che "fossi" .
*no, ritrovo la forma in un altro romanzo di Montefoschi, Il volto nascosto.
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