Vita romana di un romanziere
Un amore borghese, di Giorgio Montefoschi (1978), mette in scena "la dolce vita" di uno scrittore, che la racconta includendovi il lavoro di preparazione a un nuovo romanzo i cui personaggi aumentano il numero dei personaggi del racconto. Avvertita la persona che mi legge che al film "La dolce vita" di Fellini c'è in effetti un breve accenno non esplicito (pag. 279), la dolce vita dello scrittore si svolge a Roma dalla fine degli anni 50 ed è rivista a distanza di parecchio tempo. L'epoca è precisata dalla menzione da parte del narratore di eventi romani di interesse artistico come furono certe importanti mostre allestite nella Galleria nazionale di arte moderna.
Roma contiene tutte le storie del romanzo che leggiamo noi e del romanzo in preparazione di cui sopra. Le contiene con dolcezza materna resa intensa dalla bellezza che alla città è inerente. Stavolta sì che è lecito riferirsi a una "grande bellezza", la quale io suppongo che sia godibile, nel romanzo, specialmente dai conoscitori che a piedi abbiano percorso davvero Roma.
Dentro la dolce vita del narratore scorre un rapporto clandestino tra lui, sposato, e una donna sposata. Abbiamo dunque com'è logico quattro personaggi che sono tra loro anche amici ... due di loro sono quindi oggetto di doppio tradimento. A parte i personaggi numerosi del romanzo che il narratore prepara e che è il seguito di un altro romanzo di successo, abbiamo, oltre ai quattro, altri cinque personaggi, amici tra i quali spicca il professor Limentani, padre del marito dell'amante del narratore, compagno del narratore in fatto di passeggiate romane, di conversazioni e di gite nei dintorni di Roma in automobile.
I due amanti - direi con mitezza - tradiscono anche il prof. Limentani e tutti quanti gli amici ... questo è il prezzo della clandestinità e del cosiddetto amore borghese dichiarato dal titolo del romanzo che noi leggiamo. Con mitezza ancora, verso la fine del racconto, i coniugi traditi si allontanano dai due amanti ... il professor Limentani, che "serviva" con le proprie argomentazioni a chiarire le prospettive letterarie del narratore in forma dialogica, muore di malattia ... restano i due amanti, finalmente - o non finalmente, chi lo sa ...
Finita l'epoca della clandestinità, defunto il professor Limentani, termina l'interesse del narratore per la preparazione del seguito del proprio romanzo di successo. Gli si apre una prospettiva nuova, addirittura "cosmica", le cui caratteristiche sono riferite nelle ultime pagine del romanzo che leggiamo.
Il narratore in un paio di luoghi del racconto definisce ciò che scrive un "diario" ... e sia pure! Tale pseudo diario muove da un passato piuttosto lontano, abbiamo visto, rispetto al presente del racconto, che spesso si incrina e ricorda a chi legge che la cosa letta è uno pseudo diario ... cioè scritto a cose fatte... se mi fossi spiegato ciò segnalerebbe l'abilità dell'autore, Giorgio Montefoschi, e la collocabilità di Un amore borghese in un ambito di narratologico piuttosto moderno - nel 1978. Mi riferisco anche al "romanzo nel romanzo", naturalmente.
La non banale tessitura dell'insieme è macchiata da qualche soluzione almeno discutibile in fatto di scrittura: ricordando a chi mi legge che la mia edizione è BUR, trovo un paio di discutibili "dillà" per "di là"; a pag. 96 è difficile inghiottire "questo a me divertiva parecchio"; a pag.169 mi lascia dubbioso una "incrinazione della voce", se non è un refuso; a pag. 231 disturba un "come se ...sono" invece che "fossi" ...
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