Cronaca di un amore
In privato ho visto per la terza volta, credo, "Cronaca di un amore", che io sappia primo film (1950, B/N) di Michelangelo Antonioni. Notevole è il personaggio dell'investigatore che, pagato dal marito della protagonista (ruolo interpretato da Lucia Bosè), ne scopre le gesta giovanili ferraresi. Squallido e tenace, abile, serve a darci l'antefatto della storia, la quale invece si svolge a Milano, nel cinema come sempre bella. L'antefatto, occorso negli ultimi anni trenta, vede un triangolo giovanile rompersi a causa della morte della rivale della protagonista. Un guasto d'ascensore apre la voragine in cui la rivale cade, non avvisata dai due interessati. La guerra (1940-1945) li separa, poi si incontrano di nuovo. Lei è sposata a un industriale tessile, ricco; lui (ruolo interpretato da Massimo Girotti) è libero, ma non ha una lira. Di nuovo un triangolo, che i due progettano di rompere stavolta in modo attivo, non per omissione come avvenuto prima della guerra. Invece di venir ucciso, però, il ricco industriale, agitato dalla lettura della relazione scritta dall'agenzia investigativa, ha un incidente stradale mortale. I due ne sono sconvolti, in effetti il caso ha strappato loro di mano l'iniziativa, sono apparentemente incolpevoli un'altra volta, se la cavano con la legge, ma non con la propria sensibilità. Lui sembra prendere il largo ... "alla stazione", comanda al tassista che lo porta via da lei. Io credo che invece torneranno a cercarsi, allo scopo di colpire il bersaglio in modo pieno, una buona volta. A tratti pittorico (Sironi?), il film giustamente illustra la tenebrosa Italia che tenta di riprendersi dalla rovina ...
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