Una strage di cavoli
"Il nastro bianco", film di Michael Haneke del 2009, è molto godibile in fatto di cinematografia, insomma mi piace molto guardarlo, facce, costumi, paesaggi, case, tutto quanto in bianco e nero. Un anziano, già maestro elementare, racconta certi fattacci* avvenuti subito prima della cosiddetta grande guerra (1914-1918) nel villaggio di sua competenza, insieme comunque al suo incontro e fidanzamento con una graziosa fanciulla. Il narratore ne sa un po' troppe di cose, anche minime, in merito agli abitanti del villaggio e alle loro vite. Si direbbe che è "onnisciente", ma lasciamo perdere. Haneke sembra voler dire che il tipo di educazione vigente ai tempi, nastri bianchi simbolo dell'innocenza, frustate, repressione sessuale, autoritarismo e via dicendo, sia il contesto dei fattacci che avvengono nel villaggio, ovvero che tali fattacci dipendano dall'autoritarismo, dalla repressione sessuale, dai nastri bianchi eccetera. Senonché anche oggi, dopo un secolo abbondante, avvengono fattacci, eppure non ci sono più "nastri bianchi". Del resto lo stesso Haneke ci ha dato film di contenuto atroce anche sull'oggi e sui fattacci odierni. Forse con "Il nastro bianco" ha voluto mostrare il terreno di coltura del nazismo? Lasciamo però perdere la "volontà" di Haneke e godiamoci il suo album d'immagini tedesche di cento e più anni fa.
*Sevizie ai danni di bambini, un probabile incesto, crudeltà su animali, un incendio doloso, un suicidio per impiccagione, una strage di cavoli, sì, una strage di cavoli effettuata da un salariato per dispiacere al padrone ...
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