Quando il male è assoluto
In un recente numero della Lettura, supplemento domenicale del Corriere, Sergio Romano ha trattato il tema delle componenti etiche del lavoro degli storici, prendendo alla fine dell'articolo posizione su due porcate risalenti alla seconda guerra mondiale (1940-1945): lo sganciamento della bomba atomica da parte degli statunitensi su Hiroshima e Nagasaki, e lo sterminio di milioni di ebrei da parte dei tedeschi e dei loro accoliti. Sulla prima porcata ha ribadito una posizione da lui già espressa in precedenza: che sarebbe stata giustificata dall'esigenza di concludere la guerra nel Pacifico degli Usa contro il Giappone. Sulla seconda ha proposto a un dipresso che fu ingiustificabile perché ispirata dalla follia antiebraica di Hitler e del popolo tedesco, che tale follia avrebbe non solo sopportato, ma anche supportato.
Gli ebrei furono sterminati con un impegno durato anni perché ebrei; gli abitanti delle due città giapponesi furono sterminati con un impegno durato pochi giorni e culminato in due diversi attimi, per così dire, perché cittadini facenti parte della nazione nemica, il Giappone. Da una parte le vittime furono milioni, dall'altra centinaia di migliaia.
Io credo che, a parte il fattore quantitativo, le due porcate appartengano entrambe alla categoria del male assoluto.
Forse è proprio tale categoria l'unica che può consentire agli storici di innervare di componenti etiche il loro lavoro.
C'è però un problema: che cos' è il male assoluto? O meglio: quand'è che il male è assoluto? E infine: che significa "assoluto"?
Vabbè, torniamo alle porcate, prego! Che mi dice l'eccellenza Romano di tutte le città (a partire dalla mia) bombardate con le persone infrattate nei "rifugi"? Dei morti civili inglesi tedeschi italiani russi? Non furono opera del male, per il male? Del fosforo, dei lanciafiamme e, prima prima, dell' yprite?
Va' là che di carogne ne abbiamo da tutte le parti!
Ps: in merito a Hiro e Naga ho letto anche che potrebbe essersi trattato di un'esibizione di potenza diretta al futuro nemico, l'Unione Sovietica.
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