Maigret per principianti

Nella vasta opera dell'incredibile Georges Simenon Maigret rappresenta il punto fermo. E' noto che circa un centinaio tra romanzi e racconti hanno per protagonista il commissario Maigret. Per molti ciò ha aperto la strada al resto. E' probabile che qualcuno ritenga superiore la narrativa non poliziesca, di cui tuttavia non intendo trattare qui. Negli anni, da ultimo con intensità, ho letto, in qualche caso riletto, molti testi maigrettiani, per cui posso affermare di essere, almeno, incompetente.
D'altra parte diversi decenni or sono ho seguito in tv le inchieste di Maigret, interpretate da Gino Cervi – invero un po' troppo caserecce, con quei terribili esterni fatti in studio. Buona la signora Maigret, Andreina Pagliani. Ricordo, ma in modo vago, Jean Gabin. Anche Bruno Cremer, forse un po' troppo cupo, ma finalmente con il fisico adatto. 

Maigret è alto, un metro e ottanta, ai tempi ben sopra la media, e grosso. Biciclettante, in un caso è paragonato a un orso circense (Félicie, 1944). 

Interessante la recente proposta inglese di Rowan Atkinson, già celebre come Mr Bean. Non si levi però a Maigret la Francia, né Parigi. Non che il Maigret inglese manchi di questi fattori, ma troppe sono le facce inglesi che lo contornano.

La mia lettura maigrettiana ha avuto il rinforzo dell'altra, non poliziesca, che trovo gustosa. Il campo è analogo, voglio dire che la materia sociale, umana, ambientale, è la stessa, solo che con Maigret abbiamo, ripeto, il punto fermo, in definitiva la Legge. Il Padre. 

Non sono un cultore di “gialli”, che pure ho letto in quantità non infima da giovane, né un appassionato di intrighi, neppure di quelli eccelsi alla Balzac. Mi permetto tuttavia di non trovare sempre convincenti le costruzioni che Simenon propone: talvolta mi sembrano cervellotiche. Non insisto però. 

M'interessa il personaggio.
Maigret è di origine provinciale, piuttosto modesta, nasce negli anni ottanta del secolo XIX. E' sposato, non ha figli, cosa che talora lo rattrista. Una bambina gli è morta poco dopo la nascita. Pare convivere in modo sereno con la moglie, una casalinga alquanto sottomessa e paziente, si direbbe oggi, che gli vuol bene. Vive in un appartamento in Richard Lenoir, a Parigi. Poche stanze, ma non manca quella per gli ospiti. Parenti, di solito. E' dedito al suo lavoro, che consiste nello smascherare, né manca di coraggio, anche fisico. Da giovane potrebbe essere stato un bel ragazzone. Parla solo il francese: non capisce un'acca di inglese? Per la verità in un racconto del "31 (Le charrettier  de 'la Providence') sembra conoscerne un po'. Chissà. In "Maigret a New York" se la cava. In "Maigret va dal coroner", del 1949, riesce a capire e a farsi capire. Quest'ultimo testo, a parte la messa in scena dello spaesamento di un europeo nella patria dei Vincitori, è il peggiore che abbia mai letto della serie...

Parla il bretone (Le port des brumes)...

Il nipote , poliziotto anche lui, lo chiama "tonton", che  all'incirca significa zio, zione - "zietto" non mi pare il caso.

Ignoro come abbia passato i feroci anni 1914-1918, quelli della prima guerra mondiale. Del resto anche sui non esaltanti anni 1940-1945 (Francia dominata dalla Germania, Vichy, resistenza vs collaborazione) non so che dire in merito al commissario. In "Maigret si diverte" (1957) si accenna a un collega di M. tormentato da coloro che intendono "rifarsi una verginità": certo in questione è Vichy.

Gli appetiti di Maigret si sfogano nel bere birra, liquori, ma anche vino; e nel fumo perenne della pipa. Oggi si direbbe che Maigret è dipendente dal tabacco e dall'alcol. O che mette a rischio fegato cuore e polmoni. Se ne parla in "M.e l'uomo solo", del "71. In " Due giorni per M" (1963) si legge che il nostro pare la reclame della birra.
Buona forchetta, del resto. Si mangia, si beve, si fuma, nelle storie maigrettiane. Anche nelle altre. Stando alle mie competenze Maigret, che apprezza le grazie femminili, o comunque le vede, non le gusta altro che a casa, per altro senza che ce ne venga dato alcun accenno. Dorme insieme alla moglie.*

Riserbo filiale di Simenon.

L'ho beccato a leggere (Dumas, mi pare) una sola volta, a causa di una grippe che lo tiene a casa, amorevolmente curato dalla signora.**

Il professionismo di Maigret è tendenzialmente stabile, non patisce sbavature, il commissario mantiene fermo il “setting”, si direbbe, eppure a volte fa di testa sua e, come dire, propina la giustizia di sua iniziativa, condanna o meglio assolve, quando è il caso. Esemplare di ciò è il finale de L'ispecteur Cadavre, (M. e la ragazza di provincia) del 1944.

Ammirato e obbedito dai suoi, Lucas, Janvier, Torrence, Maigret oggi diremmo che non è solo autorevole, ma anche autoritario. Comanda. Non chiede “per favore”.

Nel romanzo Maigret et son mort (1948) ho trovato, sullo spunto sinistro di “una serie di feroci delitti” effettuati da “una banda di slovacchi”, una consistente ostilità per certi stranieri. “Francocentrismo”. In "Stan l'assassino" , un racconto del"63, i feroci assassini sono polacchi....
 
Maigret ha la patente, ma non guida, infatti meditando potrebbe distrarsi e fare guai. In "M. e l'uomo solo" si dice che il commissario possiede un'auto, ma la guida sua moglie . Sa andare in bici. Non sa nuotare.

Almeno nei testi anteguerra indossa, certo quando è il caso, un gran pastrano nero e una bombetta.

Il metodo di Maigret, oggetto di alti studi che tuttavia mi sono sfuggiti, consisterebbe, a quanto io noto, nel non averne lui uno, e nel “non pensare”. Ciò significa che il commissario non prende troppo presto una direzione investigativa, ma si lascia calare nel caso, ci entra “come in un paio di pantofole”. Ne è affascinato, talvolta. Che cosa fa, allora, quando rischia di provocare un incidente automobilistico distraendosi dalla guida, preso dal caso che lo occupa sul momento? Ha delle reveries?

Ripeto: certe costruzioni e spiegazioni a me sembrano poco valide, eccedono il testo, il noto, per cui direi che, al posto di Maigret, è il suo autore che pensa - anche troppo.

Un cosa tra parentesi - su Simenon, ma non solo: a parte i motivi di cassa, che cos'è questa passione per la polizia?

Le mie considerazioni si basano su letture disordinate:
L'affare Picpus
Una confidenza di Maigret
Maigret è solo
Il defunto Mr Gallet
Il cane giallo
Saint Fiacre
La rivoltella di Maigret
La casa del giudice
Maigret e i vegliardi
Maigret e il sergente maggiore
Maigret e il libanese
La ballerina del Gay Moulin
Natale di Maigret
7 croci in un'agenda
Restaurant de Ternes
L'ombra cinese
L'affittacamere
La ragazza di Maigret
Maigret
Il morto di Maigret
Una testa in gioco
Maigret in Olanda
Maigret e la ragazza di provincia.

Eccetera.

"Una testa in gioco" (La tète d'un homme, 1931) richiama alla memoria Delitto e castigo. A parte l'eccelso modello, è da considerare che nel “31 Simenon aveva ventotto anni. Non era ai tempi un'età, come oggi si potrebbe credere, acerba, ma resta notevole che un giovane avesse già tanta capacità di rappresentazione dell'umano. Nessun dubbio sulla grandezza di Simenon. 

* Ne "Il notaio di Chateauneuf"  M. si trova a guardare le tre belle figlie del notaio: si legge che il commissario da giovane non ha mai avuto a che fare con "vere ragazze" (?); ha conosciuto la futura moglie, e l'ha sposata in quanto probabile non creatrice di problemi. Lei d'altra parte, si legge nello stesso racconto, a volte finge di essere gelosa del marito per fargli piacere.
In "Maigret si diverte" il commissario ricorda alla moglie un loro probabile rapporto prematrimoniale bucolico, facendola arrossire. 

** In Un crime en Holland ("M. in Olanda", 1931) si menzionano criticamente Lombroso e Freud, autori dunque ascritti da Sim alle conoscenze di Maigret. A modo suo colto, dunque.  Ne "Le vacanze di Maigret" (1948) indirettamente lo si definisce "bergsoniano". Cioè seguace del filosofo francese Bergson. Intuitivo diciamo.

Ancora e per finire: un discorso a parte meritano "Le memorie di Maigret", del 1951. M. autobiografo! E Simenon personaggio! A parte la curiosità (forse  leziosa) dell'operazione, stanti le mie letture simenoniane questo è l'unico caso che io conosca, in Sim, di autoreferenzialità, e sia pure circoscritta a un testo fondamentalmente anomalo.


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