Propaganda

 La visione del "Bambino con il pigiama a righe", un film non vecchissimo di produzione anglo-americana mi ha fatto tornare in mente il vecchio vecchio film di J. Losey intitolato "Monsieur Klein", con Alain Delon e Jeanne Moreau. Un gaudente giovanotto parigino riceve un giornale stampato a cura della locale comunità ebraica. Siamo nel 1942. Va alla polizia a reclamare: io mi chiamo Klein, ma non sono il Klein cui è indirizzato il giornale. Per cui si segnala alla polizia come Klein, cognome ebraico. Tempi duri in Francia, comandano i tedeschi. Klein sempre più viene preso dalla voglia, prima di distinguersi dall'altro Klein, poi di conoscerlo. Lo insegue, ne segue le tracce, fino in fondo, fino a dove una quantità di ebrei sono stati radunati in vista della loro deportazione. E l'ebreo che si era dimenticato di esserlo si perde nella massa dei disgraziati.

Lo stesso, ma ingenuamente, fa il bambino benestante tedesco dell'altro film: segue l'amico disgraziato, un coetaneo ebreo che vive di là dal filo spinato - fino alla "doccia" collettiva. 

Il film di Losey mi piacque molto, in effetti mi colpì il coraggio del protagonista, che rinuncia a tutti i suoi privilegi in nome della sua ricerca di appartenenza, un poco come il protagonista di "Blow up": annoiato dal successo si appassiona a una traccia, un mistero tratto da un suo ingrandimento fotografico.

Il film sui due bambini mi fa pensare a "La scelta di Sophie", romanzo e film crudelissimi. Con il lettore, con lo spettatore. Non so spiegare perché. Ma sì: Sophie è costretta a salvare uno solo dei due figli, condannando l'altro, sotto comando nazista. Noi siamo indotti a compiangere il bambino benestante tedesco ingenuo che si caccia nei guai, ma subito dopo dobbiamo dirci che il bambino ebreo è nei guai. Per cui non abbiamo il diritto di compiangere l'altro. Non si può né si deve scegliere.

Il campo di concentramento prossimo all'abitazione del bambino benestante tedesco è un campo di sterminio (Docce, Camere a gas, Forni crematori): su di esso circola un filmato di propaganda mostrante la vita lieta dei reclusi - lo intravede il bambino che ingenuo lo prende per vero. Il film "Il bambino con il pigiama a strisce" è a sua volta propagandistico. 

P.s. : mi si fa notare che molti film, se non tutti, sono propaganda. No: veicolano qualche ideologia, che non è la stessa cosa. Una gran quantità di film sulla Shoah sono propaganda sionista pro Israele. Servono a compensare a livello emotivo nel pubblico le infamie che gli ebrei in Israele commettono da oltre 70 anni a carico dei palestinesi.

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