"Ritorno alla vita"

Visto "Ritorno alla vita" di W. Wenders, un film del 2015 che ha come titolo originale "Everything will be fine". Tutto andrà bene? Auguri, Wim.

A parte il fatto che, come leggo in una recensione, il film è realizzato in "3 D", cosa che a me dice poco e nulla dal momento che non m'intendo di tecniche cinematografiche e considero con qualche scetticismo il "come" rispetto al "che cosa" valutando, per venire ad esperienze meno distanti dalle mie, l'ascolto di un brano musicale "inciso" ai tempi su un "45 giri" non molto decisivo rispetto al suo ascolto attuale tramite un "CD" - a parte ciò, dicevo, m'interessa il finale della storia. Orbene, un adolescente entra di nascosto nella casa dove vive un romanziere con la famiglia e piscia nel letto dei coniugi. Lungi dal denunciare o dal prendere autonomamente a legnate l'intruso pisciatore il romanziere lo accoglie e gli offre da bere. Parlano, poi trasportano in giardino il materasso oltraggiato, unica "riparazione" richiesta al pisciatore; e si abbracciano. Fine del film.

E' vero che lo scrittore, di cui la storia che seguiamo con ogni probabilità (stucchevole!) rappresenta la versione filmica del suo "prossimo romanzo di successo", si sente in difetto per aver molti anni prima causato incolpevolmente la morte del fratellino del pisciatore. E' vero altresì che, come insegnavano ai miei tempi gli studiosi di "devianza giovanile", essa sarebbe meno interessante dal punto di vista "penale" che dal punto di vista "comunicativo" del "disagio" adolescenziale. Tuttavia l'oltraggio realizzato dal pisciatore è immenso, indigeribile, e il romanziere si mostra come un - materasso?

Non importa. Il film, che non mi è piaciuto come all'incirca non mi è mai piaciuto un solo film di Wenders, propone tuttavia qualcosa su cui vale la pena pensare.


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