Céline, Delfini ...

 Nel Corsera di ieri (6 Agosto) trovo, in nazionale, una notizia su scritti inediti di Céline, e, in locale, considerazioni su Antonio Delfini, un autore poco fortunato. Gli inediti di Céline potrebbero essere carte perdute o rubate o dimenticate. Si sa che la casa parigina di LFC al termine della guerra fu in sua assenza* messa a soqquadro. Si sa altresì che, lui defunto, la vedova frenò eventuali editori per motivi di prudenza politica. LFC era diventato un intoccabile. 

Delfini visse anche a Firenze, ma non l'amava, mi dispiace per l'articolista locale. Che in un lungo articolo omette la segnalazione de Il ricordo della basca, ottimo testo. Invece azzarda che Il fanalino della Battimonda sia un testo fondamentale. Fondamentalmente fallito e all'incirca illeggibile, fa pensare agli effetti del "fumo". Delfini tentò nel FDB il "paroliberismo" (Savinio): bravo. Surrealismo modenese. Futurismo tardivo. Non c'è nessun problema, solo che definirlo un testo "fondamentale" è ridicolo.

* LFC era fuggito all'estero per sottrarsi alle conseguenze, in patria, del suo essersi schierato con la parte sconfitta (petainisti, filonazisti, tedeschi). Si fece comunque un bel po' di galera democratica e antifascista in Danimarca. Morì nel 1961. 

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