Il demone meschino

 Verso la fine degli anni sessanta acquistai, non ricordo come né da chi  indirizzato, Il demone meschino, un romanzo di Feodor Sologub (1907. Ed. it. Garzanti, 1965). Ricordo di aver menzionato il titolo - splendido - nella mia tesi di laurea, discussa nel giugno del 1972. Dopo, potrei aver riletto IDM, ma non ne sono certo. L'ho fatto in questi ultimi giorni. 

In una città di provincia della Russia, forse nei primi anni del XX secolo, uno svogliato - e asino - docente di lettere di ginnasio, tal Peredonov, è tormentato dal desiderio di diventare ispettore scolastico distrettuale e di potersi dare un po' di arie in giro. Il clima attorno a lui è soffocante - FS non ha pietà; comunque Peredonov non soffoca soltanto nei/dei mali che affliggono la città (piccinerie, pettegolezzi, perbenismo, debauche), ma anche nella/della sua malattia mentale, di cui per altro - come succede - non è consapevole. 

Certo da ragazzo fui affascinato dalla follia di Peredonov, o meglio dalla rappresentazione della sua follia. La società malata si rispecchia nella psicosi di Peredonov in  una tenaglia psicosociale che non lascia scampo. 

Rileggendo il romanzo ho stavolta preso nota di un "personaggio" di cui non mi ricordavo affatto: una sorta di Odradek kafkiano, ma immateriale, e malvagio. Ovvio che si tratti di un pezzo della psicosi di Peredonov. Di una allucinazione, di un segnale, di un "demonietto".  Superstizione e psicosi. In Kafka (Le preoccupazioni del padre di famiglia) prevale la leggiadria della strana creaturina, in Sologub no.

Pian piano però nella storia si fa luce anche un qualcosa di leggiadro: è la storia di un ginnasiale così avvenente da esser sospettato, in città, di travestimento. "Una ragazza?" - si bisbiglia. No, tant'è che una tipa sbarazzina lo prende a ben volere, imbastisce con lui una amicizia erotico-adolescenziale, "trasgressiva", rispecchiata dall'interessato. Scandalo. 

Mentre Peredonov sprofonda, i due invece si librano, né la cittaduzza riesce a trascinarli nella sua melma.

Non è escluso che io abbia contratto la mia psicofilia anche a causa di questo romanzo, che vi ricordo con piacere e soprattutto vi consiglio.

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