100 anni di solitudine
Mi sono ritrovato sotto gli occhi un giorno il romanzo di Marquez Cent'anni di solitudine, che avevo letto circa mezzo secolo fa, e nei ritagli di tempo l'ho ripreso in considerazione. L'italiano della traduzione è ricco e soddisfacente - al 99, 9 % - e con ogni probabilità corrisponde alla capacità immaginale e di scrittura di Marquez, prodigo nell'aggettivazione fino alla lussuria...
In corso d'opera mi sono letto in fretta la voce "Colombia" del dizionario enciclopedico Treccani. La Colombia, ricordo a me stesso, è un grande Paese nel settentrione del sud America. Affrancatosi dalla dominazione spagnola si è regalato diverse lotte intestine cui Marquez probabilmente fa riferimento, beninteso favoloso.
Com'è noto la storia ha luogo, tra ottocento e novecento, in un "villaggio" chiamato Macondo, ai tempi della prima fortuna di Marquez divenuto talmente famoso che a Milano sorse un centro con lo stesso nome. Almeno a quanto ricordo...
A parte la necessità di una rubrica utile al lettore coscienzioso per segnarsi, allo scopo di non confonderli, i numerosissimi personaggi del romanzo, tra l'altro dotati di nomi simili o uguali - necessità che io nego in nome di una lettura fluttuante e nichilistica almeno quanto lo è il testo - qua e là, in mezzo alle fanfaronate di vario tipo di cui l'autore si compiace, si trovano perle di intelligenza in merito all'umano, al sociale, al politico e così via ...
Aprirlo a caso e cogliere i piccoli tesori, il divertimento, le baggianate? Forse...
Il titolo dell'opera resta abbastanza misterioso anche dopo averne trovato menzione letterale nella penultima riga dell'ultima pagina... dove - udite udite - si scopre che la storia appena da noi terminata è il contenuto dei misteriosi manoscritti in sanscrito che uno delle decine di personaggi ha penato tanto a interpretare...
P.S. In un punto ho letto che l'italiano sarebbe una "lingua da bambini" ... Capita, che s'invidi l'Europa, da parte degli americani ...
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