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Alice Miller

Di Alice Miller (1923-2010), psicanalista ucraina fiorita in Svizzera, autrice di libri di vasto successo e tradotti in Italia a cura di Boringhieri e di Garzanti, merita di essere ricordato Il dramma del bambino dotato .  Questo libro, consigliabile nella sua prima versione, diciamo specialistica, tratta non di bambini capaci di laurearsi a dodici anni in astrofisica, quanto di quei soggetti dotati di empatia fin da piccoli, i quali sanno farsi carico delle "tare" psichiche degli adulti loro prossimi, in primis della madre, e diventano grandi in anticipo sulla loro età. La Miller sostiene che tali soggetti sono destinati ad essere infelici, per quanto possano essere inclini a divenire "datori di cura" professionali. Suggestivo, non è vero? La Miller dev'essere ricordata, specie da chi, come me, ignorava che è defunta da ben sei anni, per il fatto che si schierò dalla parte dei bambini proponendo con radicalità che i guai del mondo dipendono dalla educazione re...

Tre mesi di vacanze senza aprire un libro di studio

Ha fatto un certo rumore la diffusione di una lettera (scritta a mano, va sottolineato) da un uomo ai professori di suo figlio, giustificativa della mancata esecuzione dei compiti estivi da parte del ragazzo. Lo stesso scrivente ricorda che i mesi di vacanza scolastica sono tre, il che innegabilmente rappresenta una quantità di tempo notevole e portatrice di perdita di allenamento allo studio ed alle sue pratiche, come sono lo scrivere, il leggere ed il far di conto - scusate se è poco. Naturalmente è possibile che alcuni docenti impongano troppi compiti per le vacanze ai loro allievi, mettendosi in una posizione persecutoria, ma un po' di lavoro da svolgere di tanto in tanto durante i  suddetti tre mesi non può guastare le vacanze. In altri tempi e in altra scuola avrei dato ragione all'epistolografo giustificatorio, non oggi, infatti la sua lettera si colloca perfettamente nel contesto individualistico e menefreghistico che fa della scuola un mero luogo di parcheggio minorile...

Dimenticare la bambina chiusa in auto per ore.....

A proposito della dimenticanza di una donna che è costata la vita alla di lei bambina (18 mesi), restata chiusa in auto per diverse ore con questo caldo in località Vada, a sud di Livorno, un neuropsichiatra fiorentino intervistato da un tv locale ha parlato delle ragioni delle dimenticanze in genere senza toccare l'argomento di che cosa è l'oggetto della dimenticanza. Io credo che non sia lo stesso dimenticare le chiavi e dimenticare in auto la propria figlia. Mi è venuto da pensare al vecchio stravecchio Freud che eticizzava il mentale*, sbagliando; adesso un moderno neuropsichiatra, al contrario, toglie qualsiasi spessore etico al mentale. Meglio la responsabile, che ha detto: è colpa mia. Perfetto. * Vedasi Psicopatologia della vita quotidiana .

"Propedeuticamente", accarezzo la tua ombra....

Leggo spesso qua e là l'attributo "propedeutico" usato al posto di "preliminare" o "introduttivo" da persone forse ignare del significato, che è particolare e riguarda ciò che è "introduttivo", sì, ma a una "dottrina", insomma: insegnamento e studio. Già che ci siamo, leviamoci un altro dente: leggo "stato dell'arte" usato al posto di "stato attuale delle cose", quando cioè non è in questione alcuna "arte", ma invece magari una trattativa. N.b. Il titolo del post si rifà al verso di una canzone molto vecchia che mi pare cantasse un certo Adamo: "furtivamente, accarezzo la tua ombra..." Che c'entra? Nulla.

Muenchen

Dilettante sordomuto e analfabeta di lingua tedesca, che però con fatica e dizionari letterariamente traduco, ieri sera stavo verificando le mie conoscenze, compitavo le scritte che in quella lingua, a me carissima e in sé nobile, scorrevano sotto le immagini dell'americanata omicida in corso a Monaco di Baviera. Presto però tali scritte sono cessate, o meglio sono state sostituite da scritte in inglese, con mia grande delusione. Segno chiaro del dominio.

Disertori italiani dal 1940 al 1945

Ho letto Disertori di Mimmo Franzinelli, un bel libro - forse meritava una veste migliore - sul fenomeno della diserzione nel corso della guerra che l'Italia combatté dal 1940 al 1945. Fino alla caduta del regime (25 luglio 1943) ed all'armistizio (8 settembre 1943) invero le diserzioni (punite assai seriamente) furono un fenomeno modesto anche se avventuroso, specie in Russia. Dopo l'8 settembre fino alla fine della guerra e della lotta fratricida le diserzioni furono moltissime in tutte e da tutte le parti in causa, duecentomila dal cosiddetto regio esercito, centomila dalle armate della RSI. Leggendo ho avuto l'impressione che, nella ricostruzione di Franzinelli, la motivazione dei disertori vincente sulle altre fosse meno ideologica ed etica che improntata alla sopravvivenza ed all'attaccamento alla vita quotidiana. Insisto: si tratta di un reato in tempo di guerra punito spesso tramite la fucilazione, non stiamo parlando di multe per divieto di sosta.

"Nero"?

In inglese "nero" si dice "black", mentre "nigger", "negro", è dispregiativo. In italiano negro, dal latino "niger nigra nigrum", vuol dire nero. Ragione per cui se non fossimo diventati servi degli americani non troveremmo sensato sostituire la formula classica "negro" con l'insensato e orribile "nero".  "E allora come la mettiamo con "bianco"? Male assai, trattasi di falso, nessuno è bianco, a parte qualche creatura nordica, così come nessuno è nero, più o meno. Sono semplificazioni. Come "giallo" o "pelle rossa".  Se ne esce?