Negli ultimi anni della sua vita passavo a far visita a mia madre, la mattina, mi fermavo per una mezz'ora e poi me ne andavo. "Vai a scuola?", mi domandava lei facendomi un po' incazzare, infatti non era la scuola il mio lavoro, ma l'università. E invece mia madre precorreva di una decina di anni i tempi: oggi le vecchie facoltà, più o meno rimescolate tra loro, si chiamano "scuole". Forse il termine "facoltà" era troppo difficile e misterioso, invece il termine "scuola" è facile e suona anglofilo.
Ieri (sono due anni e mezzo che sono in pensione e non ho messo più piede in facoltà, vi garantisco che non è cosa da tutti: neppure per essere festeggiato insieme a coloro che "con dedizione" si erano "impegnati per anni e anni", né per ritirare "un pensierino" ) ho incontrato la mia ex preside, che in effetti abita dalle mie parti. Ci siamo salutati con una certa quale cordialità, e lei mi ha comunicato la sua intenzione di andare in pensione (non solo ha fatto più carriera di quanta ne abbia fatta io - essendo "ordinario" ha il permesso di tirare fino ai settanta - ma è anche nata dopo di me) affermando quanto segue: "sono stanca, sai, io ho fatto tanto", eccetera. Non ha detto "ho fatto tanto", ma "io ho fatto tanto", implicitamente segnalando, forse, che invece io non ho fatto tanto, o almeno non quanto lei. E mi ha fatto un po' incazzare.

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