Giuseppe Ferrandino

Pericle il nero, un lungo racconto di Giuseppe Ferrandino, uscì nel '93 e venne rilanciato da Adelphi nel '98, ma l'ho letto solo ieri, dopo essermelo trovato davanti in un posto di scambio libri. Il linguaggio letterario, e non solo, ricorda il romanzo  The Catcher in the Rye, di Salinger, in italiano tradotto in tre occasioni e noto con il titolo Il giovane Holden. V'è del resto del Genet, del Bukowski, forse del Burroughs, comunque si tratta di una lettura molto gustosa: è italiano parlato e quindi scritto con dentro forme gergali napoletane. Si pensa ai personaggi disegnati in certe riviste dell'epoca, "Cannibale", "Frigidaire". In effetti ricorda anche alcuni degli scritti contenuti nell'antologia Einaudi Gioventù cannibale, uscita nel '96.
Non dirò nulla di Pericle, il protagonista, sollevo solo una questione. Costui adopera un sacchetto pieno di sabbia per stordire con uno o più colpi i suoi obbiettivi umani indicatigli dal suo capo, prima di far loro il servizio, ma non si capisce dove lo tenga, questo sacchetto di sabbia che si porta dietro per tutte le pagine del libro. Veste in jeans e giubbotto. Una tale arma non sta in un taschino.

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