La vittoria maledetta
Nel Corriere del 15 maggio Paolo Mieli recensisce un libro di Ahron Bregman che, stando a ciò che scrive il recensore, merita di essere preso in considerazione, La vittoria maledetta, edito in italiano da Einaudi. Bregman, apprendo da Wikipedia, è uno storico nato in Israele, ebreo come Mieli, che prese le distanze dalla pratica del suo Paese nei territori palestinesi occupati dopo la guerra avvenuta in "sei giorni", nella tarda primavera del 1967, tra Israele e gli Stati arabi, e vinta sappiamo da chi. Bregman, che insegna in Inghilterra, narra di una certa "moderazione" iniziale israeliana nei territori occupati militarmente, tesa a minimizzare la percezione del peso ebraico sulla popolazione araba allo scopo, sostiene Bregman, di realizzare una sorta di indifferenza negli occupati in rapporto agli occupanti, che, come poi sarebbe avvenuto, non avevano alcuna intenzione di mollare l'osso. Mieli riferisce di tale "moderazione" usando la categoria del "machiavellismo", in armonia con Bregman. Comunque ben presto tale "moderazione" s'indebolì nella forma di pesanti ingerenze nell'educazione pubblica palestinese (scuola): significa che gli occupanti non permisero testi scolastici contenenti "animosità" nei confronti di Israele. E quindi ...
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