Casanova

 Di Giacomo Casanova, veneziano vissuto nel 18° secolo in Europa, restano numerose opere, ma la sua fama è legata all'autobiografia, Histoire de ma vie (sì, scritto in francese: Storia della mia vita). Questo libro, che in una edizione italiana (Nerbini, 1946) consta di circa 1500 pagine di grande formato, è stato pubblicato spesso in versioni parziali, diciamo pure saccheggiato; ciò ha facilitato approcci semplificati e maneggevoli al testo e al personaggio. Piero Chiara ha curato l'edizione completa, per Mondadori. GC è molto studiato, e non solo: ottimi autori come Sandor Marai e, prima di lui, Arthur Schnitzler, hanno "inventato" altre avventure casanoviane.  Interessante è una biografia di GC scritta da Roberto Gervaso. Da non trascurare inoltre il romanzo di Marquez L'amore al tempo del colera, che del protagonista fa un casanova caraibico molto credibile. 

Anni fa acquistai l'opera (edizione Nerbini: non eccelsa e basata su una trascrizione infedele dell'originale, a differenza di quella mondadoriana curata da Piero Chiara), due libroni scomodi, illustrati, e solo in queste settimane sto portando a termine la lettura del secondo volume. 

Qualche tempo fa ho rivisto "Il Casanova di Federico Fellini", con D. Sutherland, un film degli anni settanta che non rispecchia il GC che esce da HDMV, ma ciò che Fellini ritenne di vederci. Non sono affatto uno specialista di GC, ma credo di avere qualche piccolo diritto - da lettore - di negare che il personaggio che esce da HDMV sia il tetro manichino che volle Fellini*. No, il personaggio autobiografico ** è un vivacissimo coraggioso avventuriero, un viaggiatore, un giocatore, un improvvisatore, un elegantone, un'ottima forchetta e un clamoroso seduttore di donne ("alcune centinaia", così il testo) . Un "beniamino della vita", un vero cosmopolita, un nessuno che diventa qualcuno per mezzo delle sue doti. Un libertino! Certo nelle sue avventure, amorose e non, c'è del ripetitivo, ma non sono noiose. 

Alfonso, in Manoscritto trovato a Saragozza, Lucio in L'asino d'oro, Pinocchio, Gianburrasca? Ognuno di noi è preda della propria ripetitività. Il personaggio autobiografico di HDMV si incapriccia di continuo, brama di continuo, viaggia di continuo, guadagna spende gioca rischia di continuo... Non si annoia né quasi mai annoia il lettore, che semmai sorride...La leggerezza del protagonista lo sorprende e lo incanta ...

Probabile che Fellini abbia patito invece la ripetitività certo presente in HDMV rispecchiandola nel personaggio-automa in cui ha voluto trasformare il protagonista del film ...

Nel caso poi che sia legittimo criticare oggi un personaggio creato tre secoli fa, potrei segnalarne semmai lo snobismo, cioè la sindrome che affligge chi, come lui, non "nobile" per origine, corteggia senza sosta la nobiltà. Ma il protagonista di HDMV è certo da situare in un "prima" della rivoluzione francese.

Seguono appunti di lettura:

"nel corso della mia vita mi sono trovato più di una volta nella dura necessità di mentire alle donne che ho amato" (218).

"mi era venuta l'idea di sposarla quando l'amavo più di me stesso, ma dopo il godimento la bilancia si era talmente inclinata dalla mia parte che il mio amor proprio si trovò più forte del mio amore" (255).

GC finisce ai Piombi (cioè in galera a Venezia) perché pratica la magia, cui però non crede. Perché massone e credente nel diavolo. (534).

"libertino, giocatore, parlatore audace ... non pensavo che a godermi la vita..." (542).

"le sole spie confesse sono gli ambasciatori..." (653).

"non scrivo che per rallegrare i miei ozi" (698).  L'opera è infatti scritta quandi GC è anziano.

"ho avuto sempre l'aspetto di un gran peccatore" (826)

"... come se tutte le donne d'Europa non avessero formato che un serraglio destinato ai miei piaceri" (945)

in carrozza da Firenze a Roma in 36 ore (1036)

"sono felice per mezzo dei miei ricordi" (1148)

"ho fatto girar la testa a qualche centinaio di donne..." (1155)

"il mio lusso era abbagliante" (1188)

"innamorato folle come lo ero stato centinaia di volte" (1192)

"se non hai fatto cose degne di essere scritte, scrivi almeno cose degne di essere lette" (1562)

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Post scriptum (11 III 022): sto leggendo una raccolta di scritti brevi di Piero Chiara intitolata Il vero Casanova (ed. Marsilio, 1976). Chiara sottolinea che GC fu uno scrittore, un appassionato di scienze, un attento partecipe alla cultura del Settecento, non soltanto un libertino "conquistatore" di donne. D'accordo, non si pubblicano almeno 43 opere se non si è ciò che Chiara afferma, in definitiva uno scrittore, un intellettuale. Ma il falso Casanova che a me interessa, cioè il cavalier de Seingalt, è un intellettuale solo nei ritagli di tempo tra un'avventura e l'altra.***


* non male  un'interpretazione di GC anzianotto e "innamorato" a vuoto, con Vincent Lindon: "L'ultimo amore di Casanova" (v. HDMV parte decima, capitolo secondo e terzo - il nostro aveva 38 anni, ai tempi non pochi come oggi).

**solo di lui qui si tratta, non di chi fu il "vero" GC. Che del resto propose, sdoppiandosi, uno pseudonimo:  "Cavalier de Seingalt". 

*** Inerendo spesso la materia erotica, i romanzi e racconti di Piero Chiara inducono a pensare che la sua premura di sciogliere il " vero Casanova" dalla fama di donnaiolo non sia del tutto disinteressata.

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