Neve sporca
La neve era sporca (Georges Simenon) è un romanzo del 1948 pubblicato in Italia da Mondadori nel 1952. E di nuovo una ventina di anni fa da Adelphi, credo con la stessa traduzione mondadoriana. L'ho letto solo in questi ultimi tempi. Anche senza esplicitarlo, l'autore si riferisce al Belgio, suo Paese d'origine, occupato dai tedeschi nel 1940. Leggiamo di una forza di occupazione poderosa e inattaccabile e di una popolazione che si arrangia tra miseria e mancanza di libertà. In tale contesto agisce il protagonista, un ragazzo neppure ventenne che ricorda al lettore il figlio in "Mamma Roma" (il film di Pasolini con Anna Magnani). Nel romanzo di Simenon una ex prostituta divenuta tenutaria di un postribolo cerca di recuperare il tempo materno - perduto - viziando il figlio. Si potrebbe dire che Simenon esplora la figura del figlio di puttana. Il protagonista lo è in senso stretto e in senso lato. Logicamente il clima sociale in cui il ragazzo si trova a vivere, guerra, occupazione, dittatura, lo facilita, lo seduce, lo esalta. Vive a contatto con giovani prostitute in casa, con profittatori, ladri e criminali fuori di casa. Comunque sia, uccide un ufficiale tedesco - qui si potrebbe pensare, sbagliando, che si tratti di un atto "patriottico"; ruba orologi di gran valore da rivendere a un alto ufficiale tedesco; in corso d'opera uccide la proprietaria degli orologi. Nel frattempo corteggia una giovanissima vicina di casa, la seduce e cerca di "venderla" come primizia a uno dei frequentatori del postribolo materno. Quest'impresa, al contrario delle altre due, non gli riesce. E' proprio un farabutto. Incassati i soldi della vendita all'alto ufficiale tedesco degli orologi, dà nell'occhio e finisce arrestato dalle autorità d'occupazione. Qui inizia un altro romanzo non meno interessante del "primo", quello della detenzione del protagonista in una ex scuola trasformata in carcere e del suo lavoro di sopravvivenza interno alla condizione di recluso, inquisito. Cinico, spaesato nella posizione di figlio di una donna che conosce poco e nulla, prima si attacca al potere dei soldi. Però, una volta incarcerato, si occupa di sé, ormai i soldi non contano più, del dormire, del saper dormire, del corpo, del sapersi adattare alla dura superficie del giaciglio; osserva in lontananza una giovane madre di famiglia che si dà da fare in casa. Interrogato innumerevolmente, prima tace, poi confessa. Non chiede perdono per aver ucciso un'innocente durante la rapina degli orologi. Non chiede più nulla. In carcere viene a trovarlo la ragazzina che lui ha tentato di "passare" a un altro. E si rende conto di averle voluto bene.
Non sono soddisfatto di questa "recensione", ma sono molto soddisfatto del romanzo.
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