Virginia Woolf: una stanza tutta per sé

Una stanza tutta per sé (A Room of One's Own), libro di circa 140 pagine pubblicato in Inghilterra da Virginia Woolf nel 1929 e tradotto in Italia nel 2005 (SE Srl, Milano), è un saggio basato su due conferenze tenute dall'autrice nel 1928: “le donne e il romanzo”. L'ho letto solo in questi ultimi giorni conscio che Virginia Woolf è una famosa scrittrice di cui tuttavia ricordo di aver letto solo Gita al faro (To the Lighthouse), romanzo del 1927.

Il testo è piuttosto scorrevole, colto e poco accademico, narrativo, nonostante che le due conferenze siano indirizzate a studentesse universitarie; ciò non ostante la sua buona fruizione comporterebbe competenze in fatto di letteratura inglese, soprattutto, che a me mancano. Con questa premessa passo a fare qualche considerazione.

Uno scrittore fiorito nella seconda metà del ventesimo secolo e piuttosto premiato da pubblico e critica come Raymond Carver, statunitense, racconta da qualche parte di aver scritto, ai suoi inizi, chiuso in auto allo scopo di avere un minimo di possibilità di realizzare qualcosa senza essere disturbato, in casa, dai suoi familiari. In seguito avrà avuto uno studio. Come molti altri scrittori, entro casa sua o altrove, magari a pochi metri di distanza, come Roald Dahl.

Il saggio di Virginia Woolf su le donne e il romanzo propone che la scarsa presenza femminile nella letteratura, nei secoli che precedono il ventesimo e il diciannovesimo, sia dipesa dalla condizione che le teneva, logicamente in modi vari e dipendenti dalla loro condizione di classe, a fare “cose” incompatibili con lo scrivere, e dalla mancanza di un luogo di loro pertinenza entro cui “chiudersi” per scrivere. Non solo dalla mancanza di tempo. Virginia Woolf è dunque femminista, e questo lo sapevo, ma anche materialista, e non guarda solo alle donne, ma anche agli uomini, dei quali moltissimi non ebbero né hanno il tempo lo spazio - e la formazione - per diventare scrittori, o per provarci. Molti e molte che forse avrebbero potuto/voluto scrivere non ne hanno avuto certo il modo. Vale del resto il contrario, infatti molti e molte, fortunati possessori di mezzi tempi e spazi, non hanno scritto. E' ovvio.

Nel 1928, quasi un secolo fa, la scarsa o nulla presenza femminile in letteratura, fino all'Ottocento, secondo Virginia Woolf si spiegava non con l'argomento trito e ritrito di una ipotetica inferiorità letteraria delle donne, ma con l'argomento molto solido dello sfruttamento delle donne o, se vogliamo, del loro esser confinate a pratiche che non lasciavano tempo per scrivere.

Venendo a me, scrittore e traduttore all'incirca sconosciuto e pochissimo edito, ebbene: devo molto al fatto di aver avuto la fortuna di disporre di “una stanza tutta per me” più o meno ininterrottamente dal 1975 fino a oggi. Pagandone l'affitto, beninteso. Ho potuto esprimere i miei talenti, che, stando ai risultati, a quanto pare erano modesti. Se ne conclude che “una stanza tutta per sé” è condizione forse necessaria per scrivere, ma non sufficiente per scrivere con successo. Anche questo è ovvio.

Penso però che l'argomento centrale di Virginia Woolf, ovvero quello della “stanza tutta per sé”, in genere favorisca scivolamenti dall'opera di chi scrive, donna o uomo, alla sua vita. E mi torna in mente uno scambio verbale che ebbi anni fa con un libraio mio conoscente che stavo disturbando nel suo negozio. Si parlava dei due Rea, Domenico, autore per esempio di Ninfa plebea, e di Ermanno, autore per esempio de La dismissione. Dichiarando io la mia preferenza per Domenico, il libraio obbiettò: ma Ermanno era un giornalista! Ma che razza di argomento! - pensai uscendo poco dopo dal negozio. Ora, e non so se mi spiego, il libraio avrebbe potuto obbiettare: ma Domenico aveva una stanza tutta per sé!

In excelsis e per finire qui: Proust scrisse la sua opera diciamo immortale da disteso e chiuso in camera sua. Ben fornito in fatto di “risorse”, senza bisogno di lavorare eccetera. E che significa? Avrebbe ben potuto scrivere una valigia di pagine irrilevanti, da disteso, al riparo dai rumori e chiuso nella sua stanza.

In letteratura conta l'opera, la pagina scritta, stampata. Il resto riguarda, al limite, la politica.

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