Cure antiche della tubercolosi
Un ventitreenne dotato di risorse finanziarie scende da Amburgo in Svizzera, Alpi, per far visita a suo cugino ricoverato in un ospedale di lusso: ci resta per sette anni e per così dire amplia la propria formazione.
La montagna incantata. Ervino Pocar, celebre traduttore dal tedesco, non fu, parrebbe, contento di come aveva reso in italiano il titolo del lungo romanzo di Thomas Mann, che nell'originale era Der Zauberberg. Montagna stregata da un mago, chissà. Il mago è il primario della clinica per malattie polmonari in cui si entra, da cui difficile è uscire e conviene scappare. L'oggetto principale del romanzo sono le cure in montagna della tubercolosi. Aria buona, ottima alimentazione, riposo, e, se è il caso, "pneumotorace" terapeutico*. Ai tempi, precedenti la prima guerra mondiale, gli antibiotici ancora non erano in questione.
Il romanzo è per lunghi tratti molto noioso, dovrebbe essere sottoposto a un editing feroce: via tutte le digressioni onniscienti, tutte le discussioni tra il massone progressista Settembrini e il gesuita scettico Naphta** - ficcarle poi in appendice o in un altro volume eventuale. Peccato! Mi ricorda uno degli pseudoromanzi di Peyrefitte, sulla massoneria, sugli ebrei ***...
Naturalmente ci sono pagine ottime.
*Era in uso ancora negli anni sessanta, ora non più. Si "gonfia" un polmone, così lo si blocca e ... guarisce? Scrive Pocar nell'introduzione che Mann fece esperienza, come visitatore della moglie, di un simile ospedale-albergo a Davos. Per tre settimane. I pazienti trattati morivano in gran quantità locupletando i titolari dei "sanatori".
** Si tratta di due ricoverati molto ricchi di cultura e spirito.
*** Peyrefitte scrisse, è bene ricordarlo, ben più tardi di Mann.
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