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Tuguri e casini

Su Repubblica del 28 marzo 2014 leggo di "tuguri" e di "accozzaglia".  La prima parola è riferita, in un articolo situato nelle pagine locali fiorentine, agli alloggi di circa 30 metri quadrati, a quanto pare in futuro irrealizzabili ex novo per motivi "antispeculativi". Non entro nella fattispecie, ma affermo che la parola "tugurio" significa altro che alloggio  di piccole dimensioni. Indica la fatiscenza. Un alloggio di 30 od anche meno numerosi metri quadri può essere un lindo nido. Stefano Bartezzaghi ha invece scritto un articolo sul fenomeno secondo lui rilevante della caduta delle parole lunghe in favore delle corte, e sostiene per esempio che "casino", corta, sta per "accozzaglia", lunga. A mio modo di sentire (ed abitare) la lingua italiana, la parola "casino" è meglio riferibile al concetto di "confusione" (anche acustica) che non a quello di "accozzaglia". 

Similitudine

Incontrata per strada una collega ancora in servizio che mi ha domandato come mi va ora che sono pensionato; faccio quel che facevo prima, ho risposto, leggo scrivo e traduco, con più tranquillità, mi pare di essere come uscito di prigione, ho aggiunto, al che lei mi ha ribattuto che i veri carcerati non la penserebbero come me. Una similitudine è una similitudine *, comunque ognuno di sfere si rompe le sue.  * Numerosi asini confondono per darsi delle arie la similitudine, che è una figura retorica (v. il mio riferimento al carcere), con la semplice somiglianza. Oppure vogliono dar lustro letterario alle loro parole.

Bullismo

E' stato negli anni Novanta che al dipartimento dove lavoravo come ricercatore si aggregò una studiosa specializzata in "prepotenze minorili": si trattava del cosiddetto bullismo , un termine derivato dalla lingua inglese che in seguito sarebbe caduto nelle mani di incompetenti (insegnanti, giornalisti eccetera), ed il cui significato, oggi stravolto, stava non tanto nella violenza generica, ma nella prepotenza persecutoria. La fiaba del lupo e dell'agnello sembra illustrare abbastanza bene la natura del bullismo. Sulle rive di un torrente un lupo stando a monte accusa un agnello che si trova a valle di rendergli torpida l'acqua; l'agnello replica che ciò è impossibile, ma il lupo rincara affermando che l'anno prima è stato il padre dell'agnello a sciupargli l'acqua, eccetera. Gnam! Prepotenza persecutoria significa prepotenza - non necessariamente fisica - che si ripete nel tempo, quindi quando per esempio due ragazzine si picchiano ed una di lor...

Attàccami questa profondità!

Seguo in tv il calcio, talvolta, e noto, tra gli altri orrori (come "spizzare", "attaccare la profondità", "ripartenza", "cinismo", "finalizzazione", dei quali il primo è inqualificabile, il secondo comicamente metafisico, il terzo ovvio, il quarto spaventosamente cretino, l'ultimo semplicemente sbagliato), pronunciati dalle ruffianelle microfonate, l'uso del banale verbo "parlare" applicato alle persone che si trovano in campo od ai suoi margini come se esse non fossero normalmente in grado di rivolgersi reciprocamente la parola, quasi fossero animali il cui parlare dunque apparisse straordinario. Forse lo è?

Idiosincrasia

Perfino in una nota di retrocopertina Adelphi! Perfino qui trovo l'aggettivo derivante dal termine "idiosincrasia" sbagliato! A parte il fatto che il termine è antipatico ed infido e che non dovrebbe essere usato, esso è costruito da "idios" "sin" e "crasia" parola quest'ultima che significa mescolanza; non è costruito con "crazia" (da "crateia") che significa potere (v. "democrazia"). Orbene, se "democrazia" dà l'aggettivo "democratico", "idiosincrasia" deve dare "idiosincrasico". Non, come anche Adelphi sbaglia, "idiosincratico". "Idiosincrasia" significa caratteristica personale, ma anche ostilità personale, antipatia.

Tegole

Uno degli ultimi corsi che ho tenuto ebbe luogo in un'aula le cui finestre davano su un vasto tetto di cui, mentre parlavo, io contemplavo le tegole, e in lontananza le colline prossime a Fiesole. Davanti a me potevano esserci due centinaia di studentesse giovanissime, ma anche cinquanta, o trenta, o settanta, dipendeva non so da che cosa, comunque erano prive di allenamento disciplinare, in altri termini noiosissime. Forse anch'io ero noioso per loro, mica lo so, e non m'importa più di saperlo. Un giorno dissi alle presenti che tenevo sott'occhio le tegole là fuori perché erano disciplinate, mica come loro.  Avendo raccontato questo episodio ad una persona, mi accorsi che subito nella sua mente e nelle sue parole la differenza tra le studentesse e le tegole veniva a cadere, ed in breve spazio di tempo tra noi iniziò a vigere il termine tegola per indicare ogni tipo di studentessa o diplomata o anche laureata di questi disgraziatissimi anni. Non abbiamo trovato un equ...

Felice comunque

Tra i rumori che raggiungono le nostre orecchie prestiamo talvolta attenzione alle voci emesse da tv e radio: senza entrare nel dettaglio (certo radio 3 e radio toscana classica sono esenti dal morbo che stiamo per segnalare), notiamo che i parlanti cospargono le loro chiacchiere di "comunque", un avverbio chissà perché stressato dall'uso che se ne fa da qualche mese a questa parte. Peccato per lui, poveretto, che ne uscirà con le ossa rotte. Un'altra porcheria che sento è l'uso del termine "felice", che logicamente è impegnativo al massimo, al posto del più ragionevole "contento".