Post

I Protocolli dei savi di Sion

Per farsi notare, un senatore del M5S ha criticato nei giorni scorsi la prepotenza delle grandi banche attribuendola ad una inclinazione ebraica - e citando I protocolli dei savi di Sion . Ci è riuscito, almeno stando ai media che io seguo, attirandosi anche la scontata rampogna di un alto papavero della cosiddetta comunità ebraica, com'è noto da sempre internazionalmente estranea al mondo dei soldi. Io credo che la maggior parte di coloro che accennano ai Protocolli , affrettandosi ad aggiungere che "si tratta di un falso messo in giro dalla polizia politica russa", ai tempi degli zar, circa cento anni or sono, non l'abbiano né aperto né letto. E' dunque il momento di andare in libreria o in biblioteca e chiedere il volume curato da C. De Michelis intitolato La giudeofobia in Russia , edito da Boringhieri, nel quale si trovano, insieme ad altri testi "giudeofobici", i Protocolli , nella traduzione del De Michelis stesso. Si tratta di un testo che mett...

La passione dei tedeschi per l'arte figurativa

Di recente si è tornati a parlare di un'opera che manca dalla galleria degli Uffizi di Firenze oramai dai tempi della presenza armata (ostile) dei tedeschi in Italia dopo l'8 settembre 1943; si tratta di una cosiddetta natura morta che fu sottratta da un soldato tedesco - in verità non dagli Uffizi, ma da un luogo dove era stata messa "al sicuro". Orbene, i media che io seguo, altri non so, continuano a parlare, in merito alla sottrazione, o furto, o bottino di guerra che dir si voglia (pratica quest'ultima connessa da sempre ai contesti bellici) di responsabilità dei "nazisti", con tale formula censurando la effettiva germanicità del fatto.  Sarebbe come dire, oggi, che gli interventi buoni o meno buoni della polizia italiana sono effettuati da leghisti - dal momento che è il capo della Lega Matteo Salvini ministro degli Affari Interni, ministero da cui dipende la polizia di Stato. O che i militari italiani impiegati all'estero a scopi buoni o meno...

Goethe con Proust

Di recente ho tradotto dall'originale I dolori del giovane Werthe r. Nel lavoro, lento e perciò attento ai dettagli, ho colto due accenti "proustiani", ragion per cui concludo che in Proust (1871-1922) v'è del Goethe. Ricorderò tre passi "proustiani" del Werther. Il primo: recandosi in carrozza ad un ballo insieme a due ragazze, Werther viene informato del fatto che Lotte, che i tre stanno andando a prendere, è fidanzata, ciò che lascia il ragazzo indifferente. Fulminato al primo sguardo, intriso nel miele della serata danzante, il ragazzo ode una signora ricordare maliziosa a Lotte un certo Albert. Chi è Albert?, lui chiede. E' il mio fidanzato, risponde Lotte. Orbene, Werther osserva che l'informazione, ora, messa in rapporto alla realtà relazionale creatasi tra lui e Lotte, vive di quella vita che prima, slegata da essa, non viveva.  Ciò è perfettamente "proustiano" - non dico geniale, dico proustiano. Il secondo: avanti nella storia ...

Arrigo Benedetti

Di recente ho letto tre libri di Arrigo Benedetti, lucchese vissuto nel secolo scorso, fondatore de L'Espresso eccetera, insomma giornalista, ma eccellente scrittore. Segnalo Le donne fantastiche , una raccolta di testi entro cui brilla una passeggiata lucchese tra la sera e la notte, oltre, è ovvio, al racconto dove due ragazze lavorano d'immaginazione e di parola. Segnalo Rosso al vento , viaggio di un diciottenne da Roma fino a Milano negli ultimissimi giorni della guerra, 1945. Da Piazza del popolo, faccio per dire, a Piazzale Loreto. Segnalo infine Gli occhi : un ministro democristiano dimissionario (causa figlio scavezzacollo) torna a Lucca a finire i suoi giorni ... Non conoscevo Benedetti, per fortuna non so quasi nulla delle sue imprese giornalistiche. E' stata una scoperta gradevole, direi che nelle sue pagine, certo scritte non da "primitivo", c'è una soggettività immaginale che ricorda Federigo Tozzi ... Nel non raccontare, nella reticenza, nel ...

Antonio Pizzuto

Stamane ho scoperto che uno dei miei librai, quello colto, non conosce il nome di Antonio Pizzuto. Non gliene faccio una colpa.  Pizzuto, vissuto nel secolo scorso, palermitano, funzionario dell'Interpol, ha lavorato di cesello letterario a varie opere, alcune delle quali di non facile lettura per il seguente motivo: l'obbiettivo (è una metafora) dello scrittore essendo molto o moltissimo ravvicinato all'oggetto del "racconto", non se ne riconoscono i tratti, dell'oggetto, e ci si perde nell'infinitamente piccolo, diciamo.  V. qui un mio post intitolato " Forma e sostanza in A.Pizzuto" (settembre 2020). Segnalo alla rinfusa Ravenna, Signorina Rosina, Il ponte d'Avignone, Si riparano bambole (sublime!). Non credo (biblioteche serie a parte) che siano difficili da reperire.

Bernardo Bertolucci

Dei molti film realizzati da Bernardo Bertolucci segnalo "Ultimo tango a Parigi", della prima metà degli anni settanta, e "L'ultimo imperatore", dei primi anni ottanta. "Ultimo tango" è interessante perché mette in scena la perdita di controllo che investe un uomo non più giovane eroticamente alle prese con una ragazza. Dapprima l'uomo intende limitare il rapporto a incontri straordinari tra amanti senza altro legame che quegli incontri, nel segno dell'abolizione della "storia"; in seguito l'uomo entra in uno stato di dipendenza dalla ragazza e chiede, chiede sempre di più: vuole la "storia". Che lei rifiuta. E' una caduta che costa all'uomo la vita. "L'ultimo imperatore" racconta la vicenda dell'ultimo sovrano cinese, bambino prigioniero della sua condizione di assurdo privilegio. Cresciuto, diventa in Manciuria il fantoccio dell'imperialismo giapponese durante il secondo conflitto mondial...

Giuseppe Berto

La sera del 22 ottobre scorso Rai 5 ha trasmesso un documentario su Giuseppe Berto, prima del film "Anonimo veneziano" (1976), la cui sceneggiatura fu scritta dallo stesso Berto per la regia di E.M. Salerno - interpreti principali Florinda Bolkan e Tony Musante. Il film merita di essere visto per le ottime immagini veneziane che offre e perché ci ricorda che si può morire (come Berto) anche prematuramente, ma non è buono. Florinda in particolare mi pare molto sflorinda . Al documentario su Berto, di cui segnalo, letti,  Il male oscuro, Il cielo è rosso , e l'eccellente Guerra in camicia nera , mentre non segnalo Oh, Serafina! né la raccolta di racconti, "completa", pubblicata qualche anno fa da Marsilio, partecipavano Cesare De Michelis, Emanuele Trevi, la figlia di Berto ed una giornalista di cui non ricordo il nome. A proposito de Il male oscuro , capolavoro assoluto di scrittura ed insieme valido testo di competenza psicanalitica (freudiana), De Michelis, p...