Sì, viaggiare ...
Dal film "Il corvo bianco", visto solo ieri 9 VII 2021 in tv, ho tratto qualche interrogativo in merito alle difficoltà, a dir poco, opposte dal governo dell'Urss, ma anche di altri Paesi socialisti (Patto di Varsavia), alla emigrazione dei cittadini, celebri o ignoti che fossero. Il caso esposto dal film è quello del danzatore Rudolf Nureiev, che al momento di scegliere il "mondo libero" aveva circa ventitré anni. Non credo che ogni persona desiderosa di uscire dall'Urss fosse un "caso" come quello rappresentato da Nureiev, comunque non m'interessa la dimensione individuale o di gruppo (infatti qualche volta anche intere "squadre" formate da sportivi o da artisti o che so io riuscirono a chiedere e ottenere "asilo politico" in "occidente"): mi interesserebbe capire perché i governi dei Paesi dell'est Europa non lasciavano liberi quei cittadini di emigrare. Del resto non ne so abbastanza: bisognerebbe studiare la storia di questo fenomeno, che avrà avuto varie gradazioni di colore...
Un'ipotesi però mi è venuto di fare: che i cittadini dei Paesi socialisti ("democrazie popolari") fossero "nazionalizzati" * come le strade le ferrovie, le industrie eccetera, e che in qualche misura fossero proprietà dello Stato. Protettivo, ma oppressivo e imprigionante, come un genitore che non lasci ai figli il modo di fare la loro strada.
Un'altra ipotesi è quella del timore dei suddetti governi che gli emigrati facessero dello spionaggio, ma non mi convince.
Comunque sia: l'impedimento all'incirca impossibilitante i cittadini a emigrare e anche a viaggiare fu un errore clamoroso.
Lo è anche, oggi, o lo è stato fino a poco tempo fa, l'impedimento a muoversi perfino nel proprio Paese, nella propria regione, a causa della "pandemia".
* devo questa idea a G.Mosse, che propose il concetto di "nazionalizzazione delle masse".
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