Butan
"Lunchbox" (R. Batra) è un bel film indiano del 2013. Per risparmiare o per nutrirsi come si deve da noi alcuni si portavano sul lavoro il pranzo in contenitori - di varia denominazione. Nella grande città indiana in cui si svolge la storia che il film mette in scena c'è o c'era un servizio di trasporto di contenitori con il cibo, caldo, dalle abitazioni degli interessati ai loro luoghi di lavoro, servizio a quanto pare infallibile e oggetto, a causa della sua organizzazione, di studi internazionali. Tuttavia un contenitore con il cibo preparato da una giovane moglie per il marito finisce un giorno alla persona sbagliata, un contabile prossimo al pensionamento, vedovo e scorbutico. Deliziato dal pranzo ricevuto, costui scrive due righe di stupito ringraziamento e ficca il biglietto in uno dei gavettini di cui è composto il contenitore. Inizia così una corrispondenza tra la donna e il contabile.
Qualcosa mi sfugge, oppure la sceneggiatura, se non la meravigliosa organizzazione distributiva, fa acqua, comunque non importa.
Contorni: lei ha una zia di cui sentiamo solo la voce che arriva dal piano di sopra, consigliera in fatto di prelibatezze. Lui ha invece un tirocinante, un piccolo rompiscatole non privo di affabilità. La zia ha un marito malato che, unica vita, fissa il ventilatore. La nipote in compenso ha un padre in via di spegnimento.
Odori: la donna scopre ficcando il naso nella biancheria del marito che costui ha un'altra. Decide di trasferirsi nel Butan, paese povero ma secondo lei più felice dell'India. Chiede al contabile un incontro. Aspetta aspetta, seduta al tavolino di un locale, ma il contabile non viene. In realtà lui c'è, la guarda ben bene, ma la trova troppo giovane, o meglio ha sentito di recente, in certi propri odori, di essere troppo vecchio, e rinuncia.
Lei non rinuncia al viaggio verso la felicità del Butan - insieme alla piccola figlia. Lui inizia a fare il pensionato.
Ora mi torna in mente un film inglese, "Breve incontro", del 1945 ... Comunque il tirocinante si sposa, il contabile, rasserenato sia dalla corrispondenza con la giovane signora sia dall'attaccamento del giovane, gli fa da testimone.
Diciamo che il film evita il banale e opta per il sublime, cioè il Butan.
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