Ich melde gehorsam

 Il buon soldato Sc'veik è un romanzo di poco meno di 500 pagine fitte rimasto incompiuto a causa della morte dell'autore, Jaroslav Hashek. Scritto dopo la fine della prima guerra mondiale (1914-1918) e uscito in Cecoslovacchia nel 1921, fu tradotto dal ceco in italiano e pubblicato da Feltrinelli negli anni sessanta. Si tratta di un'opera che, una volta letta, può essere tenuta a disposizione e aperta a caso, in quanto raccoglie una serie numerosissima e ripetitiva di episodi inerenti la vita militare all'interno dell'esercito austro-ungarico giustappunto durante la guerra "14 -"18. Il macchinario militare messo in scena da Hashek gira più o meno a vuoto, ecco anche perché il volume può essere riaperto a caso senza mancare il bersaglio, che è satirico. Sc'veik è, insieme a pochi altri personaggi, protagonista della satira di Hashek. Sopravvive dentro l'esercito con lo strumento di una serena sapiente idiozia, fa il tonto, getta nelle orecchie di compagni e superiori, ai quali ultimi si rivolge sempre con il dovuto riguardo (la cui formula è, in tedesco, la lingua dell'impero, "ich melde gehorsam", "annuncio con rispetto") sempre un aneddoto tratto dalla sua esperienza di  immersione nella vita di tutti i giorni. Sapienza popolare. In effetti lo sviluppo del romanzo, ammesso che si possa parlare di un romanzo, induce nel protagonista qualche trasformazione nel segno di un certo calo dell'idiozia e di un corrispondente aumento dell'ironia. 

Bertolt Brecht, autore un tempo celebre, usò il personaggio Sc'veik per una sua opera ambientata nella seconda guerra mondiale (1939-1945). Teatro. Tra le mie carte ho ritrovato una pagina del 10 Agosto 1980 - in Repubblica - che ospita un  interessante saggio su Sc'veik di Enrico Filippini. 

E' facile che, trattando di un autore praghese vissuto tra la fine del 19° e l'inizio del 20° secolo, questo o quel luminare menzioni pigro Kafka. Lasciate perdere. Meglio pensare a un Gianburrasca, magari cresciutello e avviluppato in una fenomenale idiozia da popolano. A Sancho Panza, l'accompagnatore servile di Don Chisciotte. A Bertoldo.

Rispetto all'esercito austro-ungarico la posizione di Hashek è di totale nichilistico derisorio discredito. 

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