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Tegole

Uno degli ultimi corsi che ho tenuto ebbe luogo in un'aula le cui finestre davano su un vasto tetto di cui, mentre parlavo, io contemplavo le tegole, e in lontananza le colline prossime a Fiesole. Davanti a me potevano esserci due centinaia di studentesse giovanissime, ma anche cinquanta, o trenta, o settanta, dipendeva non so da che cosa, comunque erano prive di allenamento disciplinare, in altri termini noiosissime. Forse anch'io ero noioso per loro, mica lo so, e non m'importa più di saperlo. Un giorno dissi alle presenti che tenevo sott'occhio le tegole là fuori perché erano disciplinate, mica come loro.  Avendo raccontato questo episodio ad una persona, mi accorsi che subito nella sua mente e nelle sue parole la differenza tra le studentesse e le tegole veniva a cadere, ed in breve spazio di tempo tra noi iniziò a vigere il termine tegola per indicare ogni tipo di studentessa o diplomata o anche laureata di questi disgraziatissimi anni. Non abbiamo trovato un equ...

Felice comunque

Tra i rumori che raggiungono le nostre orecchie prestiamo talvolta attenzione alle voci emesse da tv e radio: senza entrare nel dettaglio (certo radio 3 e radio toscana classica sono esenti dal morbo che stiamo per segnalare), notiamo che i parlanti cospargono le loro chiacchiere di "comunque", un avverbio chissà perché stressato dall'uso che se ne fa da qualche mese a questa parte. Peccato per lui, poveretto, che ne uscirà con le ossa rotte. Un'altra porcheria che sento è l'uso del termine "felice", che logicamente è impegnativo al massimo, al posto del più ragionevole "contento".

"Eroi"

Sempre più spesso sento e leggo goffaggini lessicali, per questo non mi ha colpito troppo che l'affannato padre di due bambini, reduci da una brutta avventura di freddo boschivo e notturno, li abbia definiti "eroi". Semmai "eroi" sarebbero stati forse da denominare coloro che hanno salvato i bambini dall'assideramento. Sopravvivere non è un atto di eroismo, sacrificarsi per una "buona causa", invece, lo è. Neanche morire è un atto di eroismo, se non è una scelta umanitariamente compiuta.

Altro mostro linguistico

Da qualche tempo noto, leggendo testi giornalistici o ascoltando radio e tv, meno direttamente da vive voci, che si sta affermando la forma "proprio", "propria", al singolare ed al plurale, al posto di "suo" e "sua", "loro", quasi che l'onesto aggettivo possessivo sembri sconveniente. Ma questa è solo un'interpretazione. Sta di fatto che l'uso è scorretto, infatti "proprio" nelle sue varianti serve nelle forme impersonali, tipo "si fa ritorno alle proprie case", "si tifa per la propria squadra", oppure come rafforzativo, tipo "è sua propria responsabilità". Altrimenti si dice e scrive così: "Marco lava la sua automobile", non "Marco lava la propria automobile"; e "molti fanno lavare le loro automobili nei carwash", non "molti fanno lavare le proprie automobili".  Porca miseria! (Su quest'argomento ho già scritto anni or sono, me n'ero ...

Mao?

Beppe Severgnini, quel noto giornalista innamorato dell'America e di internet che ritiene erroneamente di essere spiritoso, nella sua rubrica settimanale su uno dei supplementi del Corriere della sera (15 xi 2013) sostiene, faceto e senza saperlo "maoista"*, che tra docenti e studenti dovrebbe funzionare uno scambio di competenze. I primi dovrebbero imparare quel che i secondi sanno fare con i mezzi informatici odierni, insegnando i primi le discipline di cui hanno l'incarico professionale.  Da che mondo è mondo, da che scuola è scuola, sempre gli studenti, giovani, hanno saputo cose ignote ai docenti, meno giovani oppure decisamente anziani. Ai miei tempi magari qualche allievo sapeva tutto sui Beatles o sul campionato di calcio, o magari sulle trasmissioni che allora connettevano "radioamatori" lontani anche migliaia di chilometri tra loro, per venire al tema caro al Severgnini, la comunicazione. Peccato che in questione, a scuola, fosse l'insegnament...

Olio?

Un giovanotto dotato di diploma liceale e reduce da studi universitari incompiuti sì ma consistenti fa ritorno a casa dopo aver ricevuto un "massaggio olistico", e dichiara che la tizia però mica ha usato olio!

Customer's Satisfaction

Le cosiddette pagelle degli studenti ai docenti nell'università sono in uso ormai da parecchi anni, ai miei tempi, cioè fino al 2012, i risultati di queste rilevazioni (schede compilate dagli studenti - dette pagelle) venivano rese accessibili a cura di un ufficio cui venivano consegnate dai docenti a cose fatte. La diffusione non era a carico dei docenti, io per esempio neanche guardavo le schede, ma le infilavo nella apposita busta e le portavo all'ufficio. Mi pare si chiamasse Valmon o qualcosa del genere, per l'appunto stava sotto il mio dipartimento *. Le domande dei questionari erano più o meno superficiali, diciamo quantitative, qualcuna tentava di cogliere il parere degli studenti sui contenuti delle lezioni, lezioni cui gli studenti tuttavia assistevano saltuariamente e senza attenzione, spesso facendo altre cose (Multitasking). Parlo in genere, è ovvio.  L'operazione rientrava in qualcosa di simile alle ricerche sulla Customer's Satisfaction, equiparando ...