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Albert Camus: Lo straniero

L'étranger fu pubblicato nel 1942 da Gallimard. La Francia da un paio di anni era in mano alla Germania. Il titolo del romanzo di Albert Camus è stato tradotto in italiano come Lo straniero; in spagnolo come El extranjero; in tedesco come Der Fremde; in inglese come The Stranger, ma anche come The Outsider. Anche la versione cinematografica di Luchino Visconti (1967)* ha come titolo “Lo straniero”. La versione italiana, Lo straniero , dovrebbe essere intesa in senso metaforico, a meno che Mersault, il protagonista, un francese residente in Algeria, ai tempi colonia francese, non valga come uno straniero per la sua vittima, che è un arabo per così dire a casa sua; se non è l'arabo stesso uno straniero per Meursault. Sindrome coloniale? Nel testo però non c'è traccia esplicita di temi del genere. Per cui, sulla scorta della proposta in inglese, The Outsider, eccellente, e di quella in tedesco, Der Fremde, perfetta perché il termine indica sia lo “straniero” sia l' “estra...

Spine

Segnalo la riapertura di un mio blog sospeso oltre due anni fa: si intitola Spine e si trova all'indirizzo spinosinicola.blogspot.com

Grandezza di Simenon

Leggere i romanzi di Simenon è un eccellente passatempo. Sapori, odori, colori, immagini, usi e costumi, strade, case, interni, esterni, mare, città. Personalmente preferisco i romanzi che sono ambientati in Francia. O in Belgio, dove Simenon nacque all'inizio del secolo ventesimo. Si beve, si mangia, si fuma, si vive l'esistenza dei più, si desidera, si muore. Non si conta nulla, in definitiva, se non come figuranti di una commedia che procede da sé. Si perde, raramente si vince.  Simenon ha pietà per i suoi figuranti, anche quando li rappresenta come servitori dell'errore, perché sa che l'errare ha una forza irresistibile. Non odia. Una cosa è certa, Simenon è incolume rispetto alle mode della narrativa del novecento*. Racconta senza mescolarsi nel racconto. Non scodinzola al lettore. Lo avvince. Fin dalle prime righe. Ha un limite però, nella sua felicità di narratore: le sue storie finiscono per confondersi in un'unica commedia umana, per cui ci si può trov...

In memoria di Charles Bukowski

Dopo molti anni mi è ricaduto l'occhio sui libri di Bukowski che, numerosi, tengo in fila subito prima di quelli di Burroughs, e ho cavato fuori Donne , che non è male, non manca di far sorridere e contiene anche delle indicazioni circa ciò che pensava Bukowski dello scrivere. "Una forma di pazzia".  Di seguito ne ho letti altri, tra i quali salverei Panino al prosciutto (Ham on Rye), ovvero infanzia di un presuntuoso, e pochi altri. A sud di nessun nord . Non ho neppure stavolta preso sul serio la poesia, a parte che leggerla in traduzione è assurdo. Proverò a leggere i pochi testi che ho in lingua americana. I romanzi e i racconti di Buk inscenano, nel quadro dell' incubo americano , varie forme di eccessi tra i quali primeggiano il bere  e il fare sesso passando da un partner all'altro.  Si capisce che Buk scrisse prima che "in campo" fosse entrato l'Aids.  Non manca qualche scazzottata. Comunque s'impara presto leggendo questa roba ch...

"E' per il giardino?"

E' morta Lolita.   Aveva 73 anni ed era entrata nella storia del cinema grazie a Kubrick, che ai tempi la scelse come interprete dell'oggetto del desiderio di Humbert Humbert, il protagonista della storia. Si chiamava Sue Lyon. A llora quattordicenne, non era la "ninfetta" immaginata da Nabokov, autore del romanzo tradotto in film da Kubrick: troppo grande.  Non importa. Ce la ricordiamo in bianco e nero appoggiata su un gomito,  stesa nel prato del suo giardino, ci ripetiamo quel che dice ironico Humbert Humbert (James Mason) quando la padrona di casa, madre di Lolita, gli domanda se è il giardino che lo ha deciso ad affittare una stanza, in quella casa: 'No, signora, sono le sue torte di ciliegie', risponde lui ...

Dagli all'antisemita!

Il ministro della scuola e dell'università Fioramonti ha dato le dimissioni - aveva promesso di darle se il governo non avesse destinato due (o tre?) miliardi di euro alla scuola e all'università. Il governo non ha destinato quella consistente cifra alla scuola e all'università, quindi non vedo che cosa ci sia da ridire su Fioramonti.  Oggi 27 xii sul Corriere si dedica un certo spazio critico al ministro dimissionario non solo perché tempo fa egli aveva chiesto di giustificare l'assenza da scuola degli studenti "scioperanti" per il clima, non solo perché sarebbe moroso in fatto di versamento al "partito" (M5S) di quote del suo stipendio di parlamentare, ma anche sulla base di certe sue dichiarazioni fatte tempo fa in merito alla giustezza di non so quale boicottaggio ai danni di Israele.  Dagli all' antisemita !

La grande bellezza

Ho visto la versione intera de "La grande bellezza" di Sorrentino, non quella tagliata che in molti hanno apprezzato al cinema e in dvd. Non sono un sostenitore di Sorrentino, che ha fatto film brutti, se non anche stupidi, ma qualche buon film lo ha pure tirato fuori.  Guardando la versione intera de "La grande bellezza" si conferma il sospetto che con la "bellezza" non sia tanto in questione Roma, come molti (giornalisti romani) hanno fatto credere, quanto l'età giovanile del protagonista, divenuto un giornalista dandy che sembra aver portato a compimento la perdita di sé intrapresa  da Marcello, ne "La dolce vita" di Fellini.  Un personaggio del film racconta al protagonista, Gambardella, del primo semaforo installato a Milano negli anni venti, e della folla accorsa a guardarlo, ed accenna alla "grande bellezza" dell'evento. E' vero, Gambardella parla verso la fine del film di "grande bellezza" accennando al...